Le indagini di Gregorio Scalise

File: Alta Tensione

Ero dannatamente combattuto tra il dire e il fare. Mary, il mio computer-nursey, continuava a non dirmi niente di nuovo. Avevo chiesto "centrali idroelettriche" e non riuscivo a farle capire che non mi importava niente delle grandi centrali del Canada: quello che volevo era un indizio, anche labile, a proposito della centrale del Cavaticcio.

- Ci deve essere qualcosa sotto - aveva sibilato il direttore: quello ci gode a mettermi nei guai.

Prima con Morandi da Sotheby’s e adesso con le turbine.

Strana zona quella. Un parco, poi un altro, una strada che come un serpente si insinua fra le case che portano ancora il segno della guerra, un mulino senza pale, il cinema Embassy, un ritrovo per anziani e un’ex manifattura tabacchi che dovrebbe diventare, secondo le intenzioni di alcuni, una specie di Disneyland culturale.

E sotto, sotto scorre l’acqua.

Canali, ragazzi! L’underground, "le chiavi di lettura esoteriche, il popolo dell’abisso, l’alternativa all’evidenza della luce".

E poi un salto d’acqua di 14 metri .

Quella di sfruttarlo era una vecchia idea di inizio secolo: un professore dell’università già ci fantasticava allora. Le turbine le inventarono nel 1890; un bel regalo per quei coglioni dell’Ottocento.

Un vero e proprio gioiello per chi avesse voluto spremere soldi da un canale non più navigabile da un paio di secoli e che aveva smesso di irrigare. Cosa doveva irrigare ormai, pietre e macchine in parcheggio?

Se non li avessimo fermati più a nord ci sarebbero sbarcati i Veneziani: le gondole a Bologna sarebbero arrivate fino al mulino Tamburi e tutta la dannata storia sarebbe diversa.

Si favoleggiava di una sirena che avrebbe portato in salvo dieci ragazzi che stavano annegando. Mary non capisce niente di storia e quando digito "sirena" mi risponde "Esposito" e se provo con "Esposito" mi manda a "Largo Caduti del Lavoro".

- Ricordati della ragazza - aveva suggerito il direttore. Quello è tutto matto. Cosa poteva mai entrarci quel corpo straziato con una centrale "dai buoni rendimenti, garantita da una serie di presidi di sicurezza"?

Quanto a me, sapevo soltanto che esisteva un ramo del canale di Reno che andava al Cavaticcio ed un ex porto che aveva a che fare con il Navile. La ferrovia Bologna - Padova aveva tolto importanza a tutti quei poveri canali: qualcuno avrebbe dovuto prima o poi vettoriarli.

- Il problema della portata - pensai - è in relazione alla potenza erogabile.

Mary cominciò a fischiare: era segno che voleva dirmi qualcosa al di fuori delle coordinate. Con un particolare accorgimento l’ho resa abbastanza simile a un essere umano: mi ricorda quando dovevo uscire e mi tiene gli appuntamenti. Azionai "Liberal", il comando che le permette di trasmettere messaggi al di fuori della programmazione.

- Pensa a Vhoit - disse Mary - pensa a Vhoit.

- Non mi dice niente quel tuo dannato suono - mi accesi mezza paglia.

- Parole correlate - insisteva lei.

- Mostra - le sbuffai il fumo in faccia.

- Lavori Pubblici Comune Bologna send Riva Idroat Milano send Riva Calzoni send Vhoit alt finisce.

Erano le dieci di mattina e già stavo andando fuori dai gangheri.

Nel frattempo la gente correva a trecento all’ora sulle motor-way dell’imbroglio e io dovevo occuparmi di una dannata centrale che, peraltro, mi avevano costruito sotto gli occhi. Mi dà terribilmente fastidio che mi costruiscano il mondo sotto gli occhi. Mica sono un architetto che pensa a come è bravo a rifare chiese e a rivitalizzare ruderi e bordelli e intanto il mondo gli cresce sotto il culo. L’ingegnere sembrava una persona per bene. Capì subito che non sapevo distinguere un chilowattore da un megavat, ma anche che noi specialisti in falsi ideologici e indagini riservate siamo gente piena di risorse.

Tirai fuori Motorola e chiamai Steven. Lui vive comodamente in un attico del centro, è sempre senza una lira ma non gli manca nulla. La sua occupazione principale consiste nel compilare tabelle della spesa pubblica. Non so chi lo paghi, ma lui è dalla parte del consumatore. Steve sta dietro a tutto: se gli chiedi quanto è costato togliere le rotaie dei tram è capace di darti la cifra a occhio; ora sta calcolando quanti soldi ci vorranno per rimetterle.

- Senti bello - rispose - non ho molto tempo per le tue storie. Mi pare che ci sia stato un finanziamento CEE di 884 milioni o giù di lì e un miliardo e mezzo o forse due dell’Acoser-Seabo. Lasciami in pace che ho un mucchio di numeri da incolonnare.

Era diventato un mondo di duri.

La vita scorre in un lampo, sono i pomeriggi che sono lunghi. Consultando testi sull’argomento feci venire l’ora di cena.

Da Grosz questa volta c’erano due tizi e la cosa mi disturbò non poco: ero abituato ad avere il locale tutto per me. Chiesi una minestra di cavolo, caviale Beluga e una bottiglia di Dom Perignon del ‘76 (pochi sanno che come annata è uno schifo), ma anch’io quella sera non ero molto meglio. Grosz cominciò col portarmi un piatto di spinaci e poi uova di lompo sospette e una bottiglia dei colli bolognesi. Non avevo voglia di discutere, anche i colli per quella sera andavano bene.

- Ci vediamo - gli dissi uscendo.

A ripensarci il "caviale" non era male, il vino mi aveva riscaldato e la timidezza di Grosz al momento del conto era commovente.

Gli avrei mandato qualche cliente un giorno o l’altro.

La centrale di notte era sinistra. Appoggiai l’orecchio a un tombino e sentii l’acqua scorrere con quel suo respiro sotterraneo. Mi tornò in mente l’ingegnere: gente solida, dura; mica come i poeti o i poliziotti.

I palazzi intorno svettavano verso un cielo scuro che la luna non rischiarava.

- Ma funzionerà questa centrale? - mi chiesi.

Motorola mi premeva nella tasca.

Lui è più curioso di me, ma io non sapevo che numero fargli comporre. Guardavo la luce delle finestre stampata sulla strada.

- Sarà merito di questa turbina? -

Ero Alice nel Paese delle meraviglie.

Mi spostai verso il Cavaticcio e fu allora che la vidi.

La ragazza dell’ex manifattura stava forzando un tombino.

- Ehi - Urlai correndo nella sua direzione - dove diavolo credi di andare?

Si voltò a guardarmi: mi ci vorrà del tempo a dimenticare quegli occhi. L’avevo riconosciuta, eccome, la sirena di via Riva Reno. C’è tutta una storia su di lei anche se pochi la conoscono. Sapevo solo che ogni tanto entrava nei tombini e provocava preoccupanti black out. Di Bologna senza luce per tutta la notte non mi importava granché: cosa avrebbe potuto accadere? La maggior parte degli abitanti è conficcata nel centro storico o polleggiata in collina, in ampi palazzi ben protetti da cellule fotoelettriche, polizia privata, vigilantes, guardie del corpo (c’è anche una scuola preparatoria in città) e chissà, forse, anche servizi segreti: quale guaio avrebbe potuto sfiorarli? Intanto la Loreley di via Riva Reno si era infilata nel pozzo (l’ingegnere mi aveva detto che è profondo 22 metri) e pochi secondi dopo una scarica luminosa pervase se non la città, certo lo spiazzo dove mi trovavo.

Le finestre da illuminate divennero illuminatissime, via Marconi luccicava come un albero di Natale, il marciapiede sembrava una vetrina di bambolotti e peluches nel bel mezzo di un temporale estivo. Lei aveva richiuso il tombino: era inutile dirle di fermarsi. Come se questo non bastasse la terra cominciò a tremare e una vibrazione sorda sembrava salire dal fondo del pozzo della turbina.

Tutta quell’energia liberata era in cerca di uno scopo diverso da quello ipotizzato dai progettisti. La gente si affacciava alle finestre, alcuni uscivano per vedere cosa stava succedendo e a un tratto si sentì anche gridare:

- E’ quello lì. Prendetelo.

Ce l’avevano con me. Un tale con la faccia stravolta mi si stava avvicinando rapidamente e le sue intenzioni non erano rassicuranti.

Quando ho fifa non bado a spese e col primo scatto misi venti metri tra me e lui. Poi si sarebbe visto.

Imboccai Azzo Gardino pensando che mi sarei perso nell’ex manifattura quando la città piombò nel buio. L’isterica aveva colpito ancora. Rallentai, ormai nessuno mi avrebbe più raggiunto. Non c’era da preoccuparsi: ai poveri non c’è niente da portar via e i ricchi sono più blindati di un conto protezione in Svizzera.

E poi la Loreley di via Riva Reno viene ogni tanto e io avevo avuto la fortuna di vederla. L’avrei giocata al lotto. Già, quanto fa in numero la sirena?

77, oltre che una data storica sono le gambe delle donne, 15 il caffelatte, 26 un assegno in bianco, e così via...numerando.