File: Lo stranissimo caso del

candidato e del topicida al bar

E’ tornato in città Gregorio Scalise, lo specialista in tradimenti

e falsi ideologici (settembre 2001)

 

 

Ero tornato dopo parecchi mesi. Francia, prima. Danimarca, poi. Non

male. Il guaio è che dopo si perdono i contatti. L’ufficio era in ordine: da quello che intravedevo sotto la polvere gli incartamenti e le pratiche anche. Fuori posto c’era soltanto la linea delconto che fibrillava verso il rosso.

Sam, il computer in filo diretto con la banca, consigliava di darsi da fare. Non in modo isterico, come se la situazione fosse fuori controllo,

ma con ritmi regolari. Una sorta di allarme razionale e plausibile.

- Non ci posso far niente - gli dissi con la mia voce più melliflua.

Non è una risposta - mi rispose con calma olimpica.

Stavo per dare uno spintone a quel gentile piantagrane quando il portatile cominciò a dar segni di inquietudine. Da come si muoveva sul  tavolo si capiva che dovevo rispondere.

Ah, ci sei. Ho un lavoro e qualche lira per te - Era lui, il direttore, e io

stavo per ricascarci. Non per niente era stata un’estate piena di squali, a sentire i giornali.

E’ incredibile come per certe persone il tempo non conti nulla. Puoi mettere di mezzo il mare e quattro Stati dell’Unione, ma loro non spostano le loro prospettive di un millimetro.

Dicono che fossero così i comunisti francesi degli anni ’50.

- Sei stato via e scommetto che sei  sotto con la banca - sentenziò non appena mi vide.

- Non capisco cosa tu vada in giro a fare e non lo voglio neanche sapere - proseguì  - però adesso puoi prendere al volo un lavoretto che qualche problema potrebbe risolvertelo -

Non c’era bisogno che dicesse altro, si capiva tutto dall’espressione della sua faccia: sembrava addirittura soddisfatto di avermi nuovamente incastrato.

- Ho due casi, “apparentemente” scollegati tra loro. Sarebbe carino che tu trovassi qualche indizio in grado di collegare un tizio che è schiattato per aver bevuto un topicida in un bar al candidato sindaco di due anni fa. Non mi ricordo neanche come si chiamava; vedi di trovarmelo. A proposito; mi sembra di ricordare che fosse una donna.

Mi allungò una cartella che conteneva qualche ritaglio di giornale e alcune informazioni superflue.

- Forse non sarà facile, ma questo è tutto - tagliò corto per troncare

ogni possibile perplessità da parte mia. I nostri rapporti non miglioravano e i casi che mi affidava neanche: erano sempre più inutili, cerebrali e un tantino enigmatici.

Faceva ancora molto caldo.

Black Bloc, il mio motorino estivo, non sembrava arrugginito. Almeno lui. Partì con una impennata.

- Bentornato, capo - sembrava dire mentre gli tiravo il collo sull’asfalto un po’ liquefatto. Erano ancora tutti in ferie, non avrei trovato niente e nessuno; malgrado questa certezza avevo fretta di

arrivare. Ma dove? Era proprio quello che dovevo appurare. Intanto, come tanti altri punti di riferimento, il mio ristorante preferito era stato deportato.

Lo si poteva desumere dal fatto che al suo posto c’era una filiale della mia banca. Mi accontentai di un piatto di verdura al Self Service Blade Runner. Di fronte a me un nero mangiava guardando il soffitto.

Molly non va mai in vacanza. La sua deliziosa villetta per appuntamenti clandestini anima sempre l’inizio della zona collinare.

- Che ci fai da queste parti? - mi chiese con uno dei suoi sorrisi più estenuati.

Ero sempre stato convinto che quello fosse il suo modo irresistibile di

approcciare amici e clienti.

- Cosa mi racconti della faccenda del topicida al bar? - Le chiesi senza

preamboli mentre le pizzicavo una natica.

- Quale topicida? Stai scherzando? - Non aveva il suo solito umore mentre mi tirava la solita sberla.

Mi stavo convincendo che Molly non  ne sapesse niente e, se non ne sapeva niente lei, voleva proprio dire che la faccenda era passata sotto silenzio. L’entourage della sua villa era più informato di una grande redazione. Lì, chiacchiere e pettegolezzi approdano con la facilità di un cabinato col mare piatto.

Girai tutte le infermerie: nessuno ricordava il caso. Un veterinario mi

spiegò che quel tipo di veleno non era più in commercio.

Il ritaglio-stampa del direttore era un foglio sul quale c’era scritto soltanto: “Ho letto qualche giorno fa, non ricordo dove, di un tale che ha trangugiato un topicida scambiandolo per una bibita”.

Ero proprio a zero e pensai di provare con il caso numero due.

Mi appostai  nei pressi dell’ufficio dove lavorava l’ex-candidata. La vidi uscire in compagnia di una collega.

- Salve cara, come va? - cercai di essereaffabile.

- Ah, bene. Dove ti ho visto? - Rispose freddina e riservata.

- Vorrei fare due chiacchiere con te per conto di una rivista - dissi e intanto pensavo alle situazioni assurde in cui mi facevo infognare dal solito direttore privo di scrupoli.

Liquidò la collega e ci infilammo in una anonima tavola calda per impiegati.

- Vorrei farti qualche domanda - le sorrisi come un astuto verme.

- Cosa vuoi chiedermi? Non sarà ancora per quella faccenda? -

- Oh, no - mentii - tutt’altro. Adesso, che cosa stai facendo? - La presi larga.

- Ho ripreso il lavoro di sempre -

- E la politica? -

- Continuo a farla -

- Rientrata la delusione? -

- Tutto rientra -

- E’ naturale - commentai.

Fine del primo round. Non avevamo ordinato niente e io pensavo vorticosamente a nuovi spiragli di discorso. Più che altro scartavo inadeguate frasi del tipo: “Si poteva fare di più?” oppure “Se potessi

ricominciare, cosa faresti?”

- Ho già risposto a tutte le domande, anche a quelle non fatte - fece lei.

- Candidato e veggente - dissi. Lei sorrise.

- Ti giuro che non pensavo a questo -

- E a cosa, allora? -

- Alle cose che pensa un uomo quando è in un bar con una bella donna - Ero sempre meno astuto e più strisciante.

- Galante - disse - ma non la bevo -

- Meglio così - dissi - Con questi topicidi in giro non si sa mai -

Perchè mi era uscita quella frase? Con le donne non sono mai

completamente padrone di me stesso.

- E’ successo qualche giorno fa - incalzai - forse un extracomunitario.

C’è rimasto -

- La sorte non è mai buona - Da come lo disse capii che, oltre a non saperne mezza di topi e topicidi, la faccenda non era rientrata per niente.

- Può bastare - dissi - Non ti porto via altro tempo -

- Ma cosa scriverai? -

- Colore, mestiere. Si risolve tutto, con quelli - In fin dei conti il mondo è razionale, ma le cose si inventano.

Nelle ore successive tutto si accavallò con un ritmo forsennato.  Mentre Black Bloc mi riportava di volata in ufficio i telefoni nelle mie tasche suonavano tutti con un timbro allarmato.

In ufficio Sam il computer aveva messo al lavoro la sua segretaria che

stava scrupolosamente prendendo nota degli appuntamenti delle prossime ore.

Una tale Magda aveva dei problemi col marito del suo amante: un po’ deludente per un esperto in falsi ideologici come me. Le altre chiamate non erano un gran ché: del resto non potevo pretendere di

più dal primo giorno di lavoro. Nessuno si ricordava più delle elezioni.

Né baristi, né fantini, né impiegati alle poste, né parassiti, né vigili urbani. Sembrava che il tempo avesse dato alla città un bel colpo di ramazza. La memoria degli intervistati assomigliava al piazzale di una

caserma appena spazzato. I giornali non recavano alcuna notizia

del topicida. Se cliccavo la parola su Sam, lui rispondeva conto in rosso: si era fissato con la banca. Un’amica della ragazza (rintracciata con Motorola) mi disse che ormai lei era tranquilla. Abbordai due donne che secondo i miei calcoli le avevano votato contro.

- Candidata chi? - chiesero, stupefatte.

Dovevo concludere che il mondo vive all’istante, più che al presente: è attento all’attimo prima dell’evento e a quello che lo segue. Poi, basta.

L’extracomunitario (se poi era tale la vittima) aveva osato ricordare ed era stato topicidizzato. Immaginavo la scena. Seduto in un bar di periferia, mormorava davanti a un bicchiere:

“Ah, Silvia, gli occhi tuoi ridenti e fuggitivi…”

Poesia? Nostalgia? Combinazione? Qualcuno lo aveva sentito, si era irritato e giù quella pozione infernale. D’altra parte quel locale era di sicuro pieno di ratti. Una vera “Rathouse”, tradussi nel mio linguaggio. Lui poteva aver avuto a che fare con lei, forse solo un saluto quando la incontrava, o forse non la conosceva neanche. Forse stava solo ripassando per un esame d’italiano. Comunque qualcuno aveva provveduto alla derattizzazione.

Decisi che non c’era niente da approfondire. In fondo avevo ricostruito con la fantasia la fenomenologia del caso, trovato i collegamenti, evidenziato il colore. Cosa mancava? La mia

immaginazione legata all’inchiesta era già una prova, il capo poteva ritenersi soddisfatto.

- Forza Sam - dissi al computer -Dammi un bel file.

Cominciai a digitare: “In relazione al caso topicida- candidato si evidenzia quanto segue…” Scrissi tutto d’un fiato e non mancai

di metterci del colore.

- Conto spese - fece alla fine brillare Sam. Pensava davvero a tutto quel ragazzo: soprattutto alla banca.