“I colori del silenzio” di Vittorio Valentini
La mostra fotografica è stata inaugurata a Bologna

 

Nell’immaginario collettivo la rappresentazione iconografica di un luogo così particolare quale è un cimitero non può che essere il bianco e nero, capace di rappresentare meglio la drammaticità, la nostalgia di un passato senza ritorno. Grandi e piccoli fotografi hanno utilizzato per anni il bianco e nero, ma pochi hanno affrontato la sfida del colore.
Vittorio Valentini, fotografo bolognese, ha colto questa sfida attraverso la ricerca fotografica “I colori del silenzio” realizzata all’interno del cimitero della Certosa di Bologna, con l’intento di esplorare le rappresentazioni del dolore, degli affetti, dei ricordi.
Mauro Felicori, direttore del "Progetto Nuove Istituzioni per Comunicare la Città" del Comune di Bologna ne ha fatto una mostra, inaugurata il 9 ottobre, che vede il fotografo Nino Migliori in veste di curatore ed è presentata da un saggio del noto storico dell'arte, Arturo Carlo Quintavalle. All’inaugurazione erano presenti, tra gli altri, l’assessore Giuseppe Paruolo, il presidente del consiglio provinciale, Maurizio Cevenini, il consigliere comunale Giovanni Salizzoni e il pittore Concetto Pozzati.
I colori del silenzio è un progetto fotografico in progress – cominciato negli anni 80 - nato dalla curiosità di indagare una realtà apparentemente nota, ma spesso rifuggita e quindi poco approfondita, una lettura del cimitero monumentale di Bologna, il luogo del lutto celato dietro alte mura, parte integrante, ma al tempo stesso corpo separato, del tessuto urbano.
Valentini con le sue immagini crea un percorso personale di tipo introspettivo in grado di creare momenti intimistici e sollecitazioni per una riflessione, una meditazione, su e con sé stessi. Gruppi scultorei, oggetti, situazioni presi a pretesto per indagare uno spaccato di società che nel rapporto con la morte sente l'esigenza di affermare il proprio "vivere", il proprio "esistere" e di conservarne la memoria.
Vittorio Valentini ha scelto per questa ricerca l’utilizzo del colore, un colore però insolito pressoché monocromatico in grado di creare sensazioni di straniamento, un lavoro che Nino Migliori ha definito “di straordinaria interpretazione cromatica ed evocativa”. Lo stesso saggio di Quintavalle nell’analizzare questa scelta del colore afferma che “… Valentini ha voluto modificare prima di tutto la pelle delle sculture e ha voluto eliminare proprio quell’atmosfera di abbandono, di incombente e opprimente presenza di forme immobili…. Dunque dialoghi fra figure, particolari finora non colti, sopra tutto l’idea che la visita alle sculture è una riscoperta dei sentimenti e del mutare dei sentimenti o del permanere dei sentimenti, dentro le icone scolpite…”.
Questo colore viene poi esaltato dal tipo di stampa utilizzato per le foto, a colori con pigmenti, una tecnica innovativa che conferisce un ulteriore prestigio alle immagini.
Completano la mostra un video molto suggestivo con un'ampia selezione di immagini e musiche e un catalogo stampato da Damiani editore.

La mostra è aperta fino al 7 novembre,
dalle ore 9 alle ore 19.
Palazzo d’Accursio, Sala d’Ercole
(Piazza Maggiore 6).
Ingresso gratuito.

 

www.vittoriovalentini.it
info@vittoriovalentini.it


Daniela Bertuzzi