Le indagini di Gregorio Scalise

File: Damsterdamned

Il pomeriggio di quella maledetta domenica ero a Roma; alcuni conoscenti mi avevano invitato nella "piscina dei deputati". In quella stolida estate dell’83 ero stato anche ad una mostra alla GAM di Bologna; tra le autorità c’era un assessore donna.
- C’è un vento caldo, africano, che dà alla testa - le avevo detto.
Si era voltata come colpita da qualcosa - Vuoi dire perdersi... andare via? - Qualche mese dopo si innamorò di uno sceicco, smollò tutto e se ne andò.
Francesca terminava la sua vita proprio mentre io sguazzavo nella piscina tonda della Roma parlamentare.
Sarà stato il Settantotto, ero andato a trovarla nel suo appartamentino.
Mi aveva detto di essere un acquario e di sentire "delle presenze" come voci e rumori. Non le avevo dato retta.
Forse perché neppure il mio bicamere scherzava: voci no, ma mezzi gemiti, qualche sussurro, qualche tarlo di troppo erano di ordinaria amministrazione. Poi, come le cronache documentarono ampiamente, era stata trovata senza vita e con 47 piccole coltellate addosso. Quella storia mi era tornata in mente parecchie volte negli anni.
Ne avevo parlato al direttore il quale, con la consueta mancanza di scrupoli, mi aveva affidato un’inchiesta sui cosiddetti "delitti del DAMS". Una giovane in un camping in Calabria, un ragazzo in una grotta della Croara e un altro ritrovato in circostanze a dir poco misteriose: tutti morti. Tutti uccisi. Unico denominatore comune la facoltà universitaria. Anthony Perkins appariva su manifesti affissi sui muri della città da mani sconosciute, si favoleggiava di un maniaco, di un orribile segreto e persino di "gesti gratuiti" alla Gide. La cosa che mi seccava di più di tutta la faccenda era di mettermi di nuovo in movimento. L’idea di infilarmi in un giallo ormai storico non mi sorrideva per niente. Provai a chiedere qualcosa in proposito a Mary, il mio computer nursey. Lei, Mary, in quell’anno doveva ancora venire al mondo. Speravo tuttavia che si fosse procurata per via telematica qualche informazione. Digitai DAMS e mi rispose Umberto Eco, provai con omicidi e lei scrisse piccoli, vedi o. tentai Croara e saltò fuori crimine. Grazie tante.
Le premesse erano deludenti, mezzogiorno era trascorso da un pezzo e meccanicamente mi portai da Grosz. A proposito; molti mi chiedono dove sia. Bisogna esser dannatamente sbadati per non aver mai fatto caso alla sua incredibile insegna che illumina notte e giorno il vecchio portico. Mi fece le solite feste, come un cane che non vede il padrone da un pezzo.
- A cuccia - gli dissi e feci finta di scorrere il menù. - Ecco, à la carte. Picadillo delle Antille.
Grosz strabuzzò gli occhi e guardò il suo menù con aria smarrita.
- Per quattro persone - recitai - riso, banane, salsa di pomodoro, capperi, cipolla, olive verdi e nere, polpa di manzo, vino rosso, olio e sale quanto basta. Da bere il Solito dei Colli; in mancanza un Cartizze o un Picolit.
Mi frullava per la testa che gli scrittori di libri gialli sono dei fissati: come si può prescindere dai moventi umani, loschi e inconfessabili? Estrassi Ericsson e chiamai l’Ansa. Proprio quel giorno la polizia aveva catturato a Madrid l’ultima persona che aveva visto Francesca viva.
- C’è altro?- chiesi a "gola profonda".
- Il soggetto viveva sotto falso nome e commerciava in arte. Quando mi porti a cena fuori?
Riattaccai prima di rispondere.
Qualcuno aveva detto che Francesca era implicata in un giro di quadri d’autore e di aste. Confondevo con qualche altra storia? I giallisti vedono giallo dovunque. Era di Ferrara la ragazza trovata nel campeggio calabrese? Motorola mi guizzò in mano e prima che me ne accorgessi ero in contatto con il quotidiano locale.
- Vi risulta di una vostra concittadina implicata nei delitti del DAMS?
- Non so di cosa stia parlando - disse l’uomo dall’altra parte del telefono - io ho una memoria di ferro, ma di questa cosa che dice lei non ricordo assolutamente niente.
Stavo già immaginando che si trattasse di una mora, con i riccioli, stretta in vita, maglietta giallo chiaro, gonna larga svasata e zoccoloni come quelle che leggevano Herman Hesse negli anni Settanta e invece niente.
- Ecco un bel misto dell’orto di mare - urlò Grosz arrivando con un vassoio di cozze, gamberetti, carote, peperoni, lattuga, panna liquida e prezzemolo.
- Il curry ce lo hai messo?
- Sicuro; curry e Pinot Bianco.
- E da bere?- gli feci mostrandogli il bicchiere vuoto.
- Dom Perignon come al solito - e mi sbatté una bottiglia a consumo sul tavolo. Tutto sta cambiando nel mondo; anche Grosz si sta indurendo.
Stavo infilando un anemico gamberetto quando Motorola cominciò a squillare.
- Ne hai avuto abbastanza di noi?
La frase mi si infilò nell’orecchio come un insetto malefico. Certo che ne avevo avuto abbastanza di quei pazzi.
- Se te la senti stasera faremo un altro gioco. Puoi intervenire e chiedere.
Non aspettò la risposta e così restai con Motorola in una mano e la forchetta col gambero lesso nell’altra. Si trattava dell’esponente di un gruppo che ogni tanto organizza dei tavoli. Dimenticavo di dire che si occupano di spiritismo. Li avevo conosciuti verso la metà degli anni ‘80 mentre seguivo per il capo un caso che aveva fatto scalpore: quello della vecchia trovata sotto una montagna di foulards.
In quella occasione avevo conosciuto i componenti del "Club Dietromondo". Non ci andavo spesso da loro: mi irritavano la stanza, il drappo nero sul tavolo, l’odore di incenso, la medium che a una certa ora dava di matto, il silenzio complice dei partecipanti.
Solo in seguito avevo saputo che sono finanziati dal Comune, dalla Regione, dalla Provincia, dalla Curia e dalle Belle Arti. Era comunque strano che mi avessero richiamato. Non avevo mai dato segni di particolare simpatia nei loro confronti, forse nella loro convenzione con le istituzioni erano previsti i rapporti col pubblico e con la città. Chi meglio di me come pubblico? Non facevo domande, li consideravo dei pistolli senza farglielo capire e raramente facevo avances con le loro donne, quasi tutte al di sotto di ogni tentazione.
Salutai Grosz con un cenno del capo.
- Torni anche stasera?- chiese.
- Non faccio programmi a lunga scadenza - risposi . Humphrey docet.
In ufficio la segreteria telefonica vomitò una decina di messaggi tra cui una comunicazione di Elena. L’email di Margherita mi ringraziava per averle aperto gli occhi. Le trasmisi il numero di conto per i clienti che vogliono sapere, vengono accontentati, soffrono e poi devono pagare. L’iter è sempre questo, datemi retta.
La Croara è un posto dove si va di rado, cosa ci faceva quel ragazzo in una grotta? Francesca aveva fondato un movimento di giovani pittori.
Gli "enfatisti" suggerì Mary. Come nome era uno schifo. Mi faceva venire in mente piedi gonfi e bende come quei film che danno in televisione verso Pasqua. Alle quattro del pomeriggio arrivò Elena. Impiegò un quarto d’ora a trovare l’attaccapanni e un po’ meno a spogliarsi.
- Mi pensi qualche volta? - mi chiese dopo. Il fatto è che non la pensavo mai. Naturalmente le dissi che ogni tanto mi veniva in mente e lei volle sapere subito quando e perché.
Le donne: date loro un mignolo e si prendono la cassa toracica. Dopo che se ne fu andata mi misi a sbrigare del lavoro arretrato: andai a ritirare le foto di un altro tradimento. La gente ci prende gusto a rendersi la vita difficile e poi viene da me a farsi sbrogliare la matassa. Io non sbroglio niente, documento e basta. Poche volte mi ci diverto. Quasi sempre penso ad altro.
- Tradiscono più gli uomini o le donne?- mi aveva chiesto la conduttrice di Canale 24 durante uno dei soliti, immancabili talk-show.
- E’ che non trovo una differenza apprezzabile fra i sessi - le avevo risposto - gli uomini piagnucolano come femminucce e le donne si danno arie da guardia forestale.
- Ma poi sotto sono tenere e gentili - aveva insistito.
- Sotto dove? - avevo chiesto.
Il gelo aveva percorso lo studio (eravamo in diretta) e qualche operatore aveva riso sotto i baffi.
Canale 24 é una rete cattolica gestita da donne impegnate e sovvenzionata dal Comune, dalla Regione, dalla Provincia, dalla Curia e dalle Belle Arti. Prima si chiamava Canale 25, ma da quando Elisabeth aveva fondato il suo gruppo le altre 24 si erano identificate nella nuova sigla.
La sensazione di disagio mi ricordò lo sgradevole appuntamento preso per la serata. Indossai lo smoking senza rinunciare all’idea di rimorchiare qualche pazza del Dietromondo.
La villa in collina con parco e cancello elettrico mi era costata uno sproposito di taxi e la fauna che mi attendeva era proprio come la si vede in certi film, emaciata e giallognola. Ted, il pierre del gruppo, quello della telefonata, mi pilotò in un salone completamente vuoto tranne che per un tavolo circolare al centro circondato da quattordici sedie. Il solito drappo nero completava l’arredamento. Ted impartì le istruzioni, gli adepti presero posto e da un tendaggio spuntò fuori la medium che questa volta era sul bello, vestita con scialli e veli in un conturbante gioco di trasparenze. Mi chiesi cosa avrebbe potuto fare dopo. Formammo la catena con le nostre mani e si sentì un rumore di vasi in frantumi, di grandine, di acqua che scorre. Ted mi fece segno di parlare.
- Mi sto occupando - dissi - di alcuni eventi violenti accaduti tra l’83 e l’86. La parola DAMS le dice qualcosa?
La medium non rispose subito; la sua trance era elegante e silenziosa.
Fu Ted ad intervenire:
- Pensa ad una strada - mi disse.
Obbedii e pensai a una strada, poi ad un semaforo e ad una donna con un sacchetto di pane francese. La medium prima soffiò e poi schiuse la labbra:
- Via Gradoli - sussurrò - cerca via Gradoli!
- Ehi Ted, che cazz.... -
- Ssssssh - fece lui sotto voce - adesso lei è vulnerabile, non interromperla.
- Vuoi ripetere per il nostro amico?- le chiese Ted con la sua voce da pierre.
Lei aprì gli occhi, mi guardò, poi li richiuse. Soffiò di nuovo come se dovesse togliere dello zucchero a velo da un krapfen ed esclamò con voce strana: - Non ci penso nemmeno!