Non pieghiamoci al dépliant

Grande attività pubblicitaria in questo periodo in tutte le aziende del settore.

I listini da rifare, i nuovi prodotti da presentare, il materiale da preparare per le grandi rassegne fieristiche che con cadenza bimestrale stanno per iniziare.

Primattore indiscusso, oggetto di comunicazione pubblicitaria per elezione, gioia e delizia dei creativi aziendali ed indipendenti, fonte di accaniti studi, preventivi e scariche adrenaliniche rimane, nella realtà come nel mito, Lui, il pieghevole pubblicitario: il Dépliant.

Parola mutuata dal francese ed in uso ormai corrente nella nostra lingua che si porta dietro, a motivo di quell’accento tonico indispensabile per poterla pronunciare nel linguaggio originale, tutto lo stridìo di una fonetica un po’ becera e l’immagine cellulitica di un provincialismo che stenta ad affrancarsi dal proprio etimo incerto.

Che la parola ci venga per via diretta dal francese è innegabile; infatti il Ragazzini Inglese-Italiano di redazione (ci sono ancora le note a matita accuratamente nascoste dagli anni del liceo) neanche lo riporta. Un amico americano traduttore dall’inglese a cui ho appena telefonato porta acqua al mio mulino, ammettendo di avere difficoltà di pronuncia con la fonetica corretta e dice dépliant proprio come qualsiasi self made man suburbano.

Cerchiamo di andare a fondo alla questione.

Il Nuovo Zingarelli, undicesima edizione : Dépliant /fr. depli ‘a / - Pieghevole pubblicitario. Sostantivazione del part.pres. di déplier, letteralmente (di)spiegare, svolgere. Le Dictionnaire Monolingue du Francais, deuxième édition : dépliant (deplija). Qui se déplie. Page plus grande que la couverture d’un livre, qu’on déplie pour la consulter.

Infine un chiarimento fonematico: a è la vocale nasale più aperta di tutte, in assoluto.

E se non basta mi gioco il jolly e cito il più autorevole funambolo-conoscitore-giocoliere della lingua italiana: - Garamond voleva mostrarci il depliant ("dépliant", come lo chiamava lui - ma così si dice nelle case editrici milanesi, come si dice "Cìtroen" e "trecéncinquanta"): una cosa semplice, quattro pagine, ma in carta patinata - Umberto Eco . Il pendolo di Foucault - ed. Bonpiani 1988, pag.211.

Di ragione ne ho quindi da vendere e da questo momento incomincia la mia riscossa.

Non pieghiamoci al Dépliant; viva il depliant!

Signori; noi trattiamo di vino! Un prodotto pieno di cultura, di tradizione, di estetica. Per noi non ci possono essere scusanti.

Mi aggirerò intransigente per tutte le rassegne fieristiche, bacchetterò senza remissione chiunque si ostinerà a perseverare nell’errore marchiano, sarò il baluardo del fonema e del buongusto.

Ho fatto al riguardo giurare tutti, redazione, compositori ed amici: il primo che si sbaglia paga da bere.

S. Giovese – febbraio 1996