Fisco per fiaschi

Si fa un gran parlar di pressione fiscale; sembra che il Paese sia diviso in due gruppi contrapposti: quelli che sanno che cos’è perchè la pagano di tasca loro e quelli a cui l’hanno raccontato perchè è l’argomento del momento e quindi hanno dovuto documentarsi per forza. Stranamente le idee più "chiare" in fatto di soluzioni al problema, non solo vengono sempre agli appartenenti al secondo gruppo, ma pare che siano anche le più accreditate.

Queste considerazioni me le facevo qualche giorno fa, mentre uscivo dall’ufficio postale in cui avevo appena pagato la tassa sulla partita IVA.

In pratica avevo appena pagato una tassa (le spese postali), su una tassa (la tassa annuale sulla partita IVA), relativa a un’imposta (l’IVA appunto), calcolata su un fatturato su cui dovrò in seguito pagare alcune pestifere imposte.

- E’ una cosa dell’altro mondo - Pensavo tornando in studio e, quasi senza volerlo, mi sono trovato a calcolare quanto mi sarebbe costato sedermi alla scrivania.

Innanzi tutto ho pensato all’INPS, più o meno una decina di migliaia di lire; poi all’ICIAP, facciamo un millino; altre mille lire le ho considerate tra diritti annuali e tasse di concessioni governative, duemila di ICI da cui non posso esimermi e poi.... ho smesso perchè non avevo voglia di fare calcoli più complessi .

Certo 14.000 lire al giorno (compresi i festivi ed i 29 febbraio degli anni bisestili) per sedermi al mio tavolo di lavoro, senza avere ancora prodotto una lira di reddito, non sono pochine.

Delle considerazioni mattutine mi sono trovato a parlare dopo cena, con la grappetta in mano, ospite in casa di amici.

Docente universitaria lei, avvocato lui: una dipendente e un autonomo!

Essendo una dipendente anche la mia compagna, si è generata una strana situazione per cui le signore sgranavano gli occhioni tra il divertito e l’incredulo come se raccontassi barzellette, mentre noi due ometti cercavamo di convincerle di quanto, purtroppo, tutta la storiella fosse vera. Divisi per sesso e per sistema fiscale!

La discussione, partita su basi di grande ilarità, ha cominciato ad animarsi un po’ troppo: cori da stadio da una parte, slogan e pacche sulle spalle dall’altra. Atteggiamenti post-femministi e sciovinismi da uomini veri mescolati come in un film di Woody Allen.

Su questa divisione penso sia opportuno soffermarsi un attimo.

Alla fine del mese si arriva insieme, dipendenti e autonomi. A che pro farci vicendevolmente guerra: qualcuno tra noi spera forse di guadagnarci veramente?

Occorrerebbero una maggior volitività da una parte e meno occhioni sgranati dall’altra per capire come e dove vengono spesi i fondi che derivano da tutti questi prelievi: questo sì che potrebbe far guadagnare qualcosa a tutti.

S. Giovese – aprile 1996

Il dottor S. Giovese ringrazia coloro che gli hanno scritto, in particolare il fantomatico gruppo "Bottiglie Urlanti" di Livorno e l’ormai affezionato lettore di Milano che continua a firmarsi Jack ’70.

Non crediamo che accetterà gli inviti a cena che gli sono stati cortesemente rivolti: è estremamente difficile fargli lasciare la sua comoda poltrona.

Riteniamo che la posta che arriva indirizzata a lui sia un po’ troppo goliardica, anche se estremamente divertente, per essere pubblicata.