Giro giro tondo Casca il mondo

Settembre 2001

La prima telefonata arriva sul portatile di Giorgio Serra, direttore dell’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna.

La sua espressione si fa attenta, poi incredula; guardandosi in giro forse cerca conferme nei visi che gli sono pi¨ vicini. Poi anch’io comincio a suonare.

Poche parole bastano per cambiarmi il mondo sotto i piedi.

Guardo Serra:lo sa! Pochi minuti e lo sapremo tutti.

Le parole di Pier Luigi, che sta conducendo una bella degustazionedi Cabernet Sauvignon, si allontanano e si confondono alle mie orecchie in una eco di risonanze stridenti. Quello che Ŕ successo, e che continua a succedere dall’altra parte dell’oceano, sta estirpando con violenza la componente migliore che ognuno di noi si porta dentro con cura: i sogni, i progetti, l’ottimismo. Attimi di vita sospesa.

ImpossibilitÓ di assimilare quanto appena appreso.

I telefonini continuano a suonare. Poi qualcuno, non ricordo chi, non ce la fa pi¨ e sbotta: "Ma lo sapete cosa sta succedendo a New York?" Tutto diventa reale; se lo sappiamo in tanti vuol proprio dire che Ŕ vero. Il bravo sommelier, tra i pochi rimasti col calice in mano, ci guarda perplesso: mai aveva avuto una platea cosý disattenta.

E’ cominciata da lý, in un martedý qualunque, nel castello dei conti Sassoli sui colli bolognesi, la grande inquietudine che ancora, e chissÓ per quanto ancora, mi sto portando addosso.

Al di lÓ delle pi¨ istintive emozioni morali ed etiche che subito ci prendono dopo aver visto realizzati i nostri peggiori incubi anche noi di capitaALvino, che pure eravamo riusciti a parlare di "giovani e mercato" dopo l’orrore delle dirette televisive delle giornate genovesi, dobbiamo fermarci un attimo. Non tanto per dimostrare solidarietÓ verso gli altri, quanto per mantenere il rispetto per noi stessi.

Se volessi manifestare il mio pensiero temo che sarei durissimo con chi non riesce a concepire la meraviglia e la magia della propria vita e di quella degli altri. E non sarei tenero affatto neanche nei confronti di quelli che hanno scambiato il mercato per una religione.

Quello che sta succedendo in questi giorni sta cambiando ogni nostra residua certezza. Sta dimostrando quanto la globalizzazione, parola tanto usata quanto poco compresa nella sua complessitÓ, possa nascondere di incontrollabile nella sua intrinseca e pi¨ profonda natura. Se Ŕ vero che il battito d’ali di una farfalla in un continente pu˛ essere l’origine di un tornado nell’altro, Ŕ anche vero che un diritto negato in qualsiasi angolo del mondo si ripercuote con violenza nelle nostre case. In questo momento di crisi (che in greco antico significa svolta, cambiamento) ci domandiamo se, veramente, la campana sta suonando anche per noi.

Ritengo sia inutile, e anche sbagliato, portarsi individualmente addosso tutte le colpe dell’Occidente opulento: questa non Ŕ guerra tra ricchi e poveri del pianeta, ma conflitto totale sulle contraddizioni sociali ed etiche. E non spaventi parlare di etica in un settore produttivo: esiste un sentimento anche nel fare mercato. Se quanto stiamo vivendo in questi giorni porterÓ in futuro a considerare sotto questo aspetto i momenti del produrre e del distribuire, il prezzo che stiamo pagando adesso, anche se altissimo, risulterÓ giustificato: un momento di crescita di questo nostro mondo che sta scoprendo dolorosamente quanto sia difficile diventare adulto.

Dr. S. Giovese