Problemi di identità

“Caro amico - aveva detto l’analista al Signor Vino nel loro ultimo incontro – la esorto a mettere una maggiore voglia di vivere nel suo quotidiano e, soprattutto, a fare un minimo di chiarezza per i suoi progetti riguardo il futuro suo e di tutta la sua famiglia.”

“Dice bene lui - rimuginava tra sé il Signor Vino il giorno seguente passeggiando per un viale alberato – lui che passa la sua giornata ad ascoltare le chiacchiere di quelli che, come me, sanno di avere un problema.
Mai che si dimostri coinvolto o comprensivo. Si occupa di me solo perché lo pago, altro che storie!”
Mentre camminava così assorto nei suoi pensieri si accorse che si era perso. Gli capitava sempre più spesso: voleva andare in un posto e finiva in un altro; anche le strade che intendeva percorrere gli apparivano, in definitiva, ogni giorno di più tutte uguali.
Doveva reagire e in fretta se non voleva ritrovarsi col cervello fuso in poco tempo. Forse, pensava, le sue difficoltà originavano dai rapporti di relazione o, ipotesi ancora più agghiacciante, erano dovute proprio al suo modo di essere e di convivere con se stesso.
“Questa sua mania di piacere a tutti quanti e a tutti i costi mi sembra a lungo andare un po’ pericolosetta; potrebbe sfociare in una schizofrenia che poi sarebbe davvero difficile trattare – gli aveva fatto notare l’analista in un altro dei loro incontri settimanali – le questioni di etichetta sono importanti, ma non è mentalmente sano che lei si adatti così completamente ai vestiti che di volta in volta indossa: potrebbe perdere la cognizione del suo Io.”
“Ma io mi sento davvero obbligato a piacere - pensava disperato il Signor Vino continuando la sua passeggiata - lui non riesce a comprendere quanto questo mio desiderio sia radicato nella mia personalità. Il mio desiderio di essere accettato è così forte che sono disposto a mutare sostanza e temperamento a seconda dei gusti e delle aspettative della gente.”
“Le aspettative sono davvero una cosa importante - borbottava rancoroso passo dopo passo - almeno quanto sapere esattamente dove ci si trova, e io, al momento, non è che ne sia proprio così sicuro.”
Arrivato a un incrocio, mentre cercava goffamente di leggere i nomi delle strade, scorse una signora ancor giovane ed elegante che veniva nella sua direzione e fu colto dal panico.
“La signora Peruzzi, accidenti è proprio lei” parlottava disperato mentre si rifugiava in un provvidenziale portone. “Proprio la settimana scorsa ero a casa sua per il compleanno della figlia più grande: una festa di giovani alla quale avevo partecipato con tutte le mie connotazioni giovaniliste. Se mi vede adesso, così barricato come sono oggi, va a finire che non mi invita più!”
Dopo che fu passata la signora Peruzzi il Signor Vino fece capolino dal portone nel quale si era nascosto e, dopo aver guardato in su e in giù timoroso di altre insidie, uscì e prese d’impulso a destra.
Mentre ormai trafelato camminava rasente al muro gli rimbombavano in testa le parole dell’analista: “Come la mettiamo con la sua affermazione delirante di essere un prodotto riservato alle grandi occasioni ma anche alla tavola di tutti i giorni? E quelle altre storie dell’autoctono, del tipico, dell’espressione del territorio? E la mania della riconoscibilità e del gusto internazionale? E il rapporto etico tra la qualità e il prezzo? Per non parlare poi delle sue famose connotazioni culturali che ogni tanto tira fuori a vanvera assieme alle solite argomentazioni paradossalmente francesi.” “Ma chi mi ha messo in testa tutte queste storie? - si stava chiedendo il Signor Vino - Anche ammettendo che io non abbia una forte personalità, chi si occupa della mia immagine dovrebbe avermene studiata una molto migliore di quella che mi ritrovo adesso e che mi sta facendo diventare matto.”
Si guardò attorno e la strada che stava percorrendo e i palazzi che aveva intorno gli apparvero familiari. La piacevole sensazione svanì appena si accorse di essere tornato da dove era venuto. “Per stasera starò in casa” si disse risalendo stancamente le scale e rimuginando desolato sul fatto che i suoi colleghi stranieri l’avrebbero fatta da padroni nei bicchieri, quella sera.