Le indagini di Gregorio Scalise

File: Morandi


Natura morta con fruttiera - 1919. Morandi metafisico da favola?

Quando abbassai la cornetta e spensi il cellulare GSM Philips, ebbi la netta impressione che il direttore mi avesse cacciato in una rogna grande come una pantofola di una Cenerentola gigante.

Il fax cominciò a fischiare come una pentola olandese e anche questa era una cosa che non doveva accadere. Non mi andava niente di tutta quella dannata faccenda: sei Morandi o ventisette? Mi mandava un file, l’amico: quadri di Morandi, quanti sono? Verificare se sono sei (ma a chi è venuto in mente questo numero?) Vengono da una collezione, quale? Dove si batterà l’asta? Si era svegliato con la voglia di giornalismo in testa.

Spezzai la sigaretta e attesi prima di accenderla. Dovevo prendere tempo. Era una fottutissima questione di attesa: ecco tutto. Intanto le domande, pensai, non avevano molto senso.

A Bologna anche i bambini sanno che il Museo Morandi si compone di 263 opere, di cui 67 dipinti che vanno dal 1910 al 1964, poi ci sono 19 acquerelli, 2 sculture e 2 lastre incise. Due e due quattro, e diciannove fanno ventitré, più sessantasette sono novanta: e gli altri? Dovevo saperne di più.

Mi attaccai a Motorola e feci il numero del museo.

- Si ricorda di me? Ho fatto delle inchieste ai tempi di "Zero en conduite" , il settimanale francofono diretto da Monteverdi - Il silenzio siderale che seguì avrebbe scoraggiato anche un esquimese. Però, se voglio, sono una pellaccia ricoperta da ventisette zibellini (ricordate Gorky Park?) e dunque proseguii:

- Mi sembra che lei non ricordi nulla. Vorrei ugualmente sapere qualcosa circa questa asta a sorpresa.

Promise che mi avrebbe lasciato una documentazione a riguardo.

Dovevo uscire per delle storie: ci sono sempre delle storie in una mattinata. Avevo anche promesso alla signora Claudia che le averi saputo dire qualcosa di suo marito. Dovevo anche dare un’occhiata alla mostra di Pazienza; un tizio mi aveva chiesto di controllare quanto l’influsso del ‘77 avesse caratterizzato il suo lavoro.

Da quando, oltre alle indagini riservate mi occupavo anche di falsi ideologici, ero sempre pieno di questioni di lana caprina.

Presi una specie di montacarichi per smidollati per arrivare al museo.

Due donne parlavano fittamente del freddo, della minestra e di come si era comportata male Carla.

Presi nota mentalmente, scesi al secondo piano e imboccai la porta giusta.

- C’è niente per me? - chiesi alla pupa della biglietteria.

- Per chi, scusi ? - Neanche lei mi aveva riconosciuto e la cosa mi mandava in bestia.

Dopo un’estenuante schermaglia sensual-burocratica mi consegnò una busta che aprii in un angolo, lontano da sguardi indiscreti. Conteneva il dépliant del museo con gli orari di visita ed il costo del biglietto.

- Non ci siamo! - ringhiai tra i denti. Andai da Miriam. Miriam è sempre informata su tutto, ma la sua memoria dura un giorno esatto: il giorno dopo non ricorda più niente.

E’ una specie di Tuttocittà dalle 9 alle 24. Poi ricomincia. E’ una amica degli amici: qualcosa doveva pur sapere.

La prestigiosa casa del centro storico di più di duecento metri quadri in cui vive non ho mai saputo di chi sia.

Da come agitava le gambe sotto l’impermeabile (ma che ci faceva in casa con l’impermeabile?) capii che aveva tirato tardi e che qualcosa le era andato storto. Tagliai corto

- Ho per le mani una grana: l’asta dei Morandi.

- Morandi... Morando... - si concentrava succhiandosi un dito - e questo chi é ?

- Il tizio esposto al museo a cinquecento metri dalle tue graziose gambette. 263 opere, capisci ? Di cui ventisette all’asta.

Riemerse faticosamente al presente e venni a sapere che la collezione era stata esposta dal 22 al 26 ottobre. Guardai il datario dell’orologio: era il 27. Lo stesso numero delle opere all’asta, e con un giorno di ritardo.

La lasciai, esausta, dopo essermi fatto consegnare una brochure contenente le riproduzioni della Collezione Morandi di José Luis e Beatriz Plaza. L’asta sarebbe stata a Londra l’otto e il nove dicembre. Da Sotheby’s.

Mi concessi una birra e una bistecca da Grosz. E’ un locale aperto da poco, nessuno l’ha ancora scoperto e in genere ci vado solo io. Al momento del caffè estrassi Mitsubishi.

- Pronto Peter. Secondo te Morandi è famoso quanto Dario Fo?

- Non so. Non direi. Quando Woody Allen venne a suonare il clarino al Medica, lo invitarono a visitare il Museo Morandi: lui non sapeva neanche chi fosse.

Con una punta di razzismo pensai che gli ebrei sono tirchi. Woody conosceva Fellini e Groucho Marx: doveva conoscere qualche altra cosa?

Usai Philips per chiamare Eleonora ripensando a Peter così rapido nel dare informazioni quanto nel malignare.

- Sono io, qual è il pezzo più interessante della Collezione Plaza ?

- Natura morta con pane e fruttiera - rispose più veloce di un Personal Packard Bell - E’ del 1919 e vale ottocento milioni.

- E gli altri paesaggi ?

- Cinque o seicento milionate, dieci più, dieci meno

- E i tuoi ? - La provocai

- Lascia stare e non rompermi i c...

I pittori che non vendono sono sempre permalosi.

- Millenovecentodiciannove, ti ho conosciuto non ricordo dove. canticchiavo tra me.

Grosz pensò che volessi una grappa e me la portò di corsa. Nel locale non c’era proprio nessuno, avrei dovuto presentargli Eleonora.

- Ilinor - le avrei detto

- Questo è Grosz, perché non fate qualcosa insieme ?

Era un uggiosissimo pomeriggio, con un freddo micidiale ed imprevisto. Grosz non batteva un chiodo e io approfittai della sua depressione per andarmene senza pagare, come al solito.

In ufficio mi aspettavano le solite beghe: la signora Claudia pretendeva novità a proposito di suo marito e Tim mi diceva che il caso delle poesie di Montale era stato risolto.

Dovevo fare il punto sul caso Morandi: le tele di passaggio esposte per quattro giorni, l’orario di apertura prolungato per l’occasione dalle 18 alle 20: il tempo per farne delle copie ?

Stavo per chiamare Lanzoni (il re dei falsari) dal telefono sulla scrivania quando mi ricordai che era sotto controllo almeno dagli anni Settanta. Chi mi controllasse e perché non l’ho mai capito: forse la stessa persona che dava il super-appartamento a Miriam.

Usai Mitsubishi e la voce di basso di Lanzoni fu subito in linea.

- Mi aspettavo una tua chiamata - fece lui - ma ti assicuro che quattro giorni sono veramente pochi, anche con l’orario prolungato.

Forse qualcun altro può averci provato. Chiamami domani.

Spensi Mitsubishi e mi accesi una paglia intera. 1919, ottocento milioni, una fruttiera. Cercai la brochure della Collezione Plaza e la trovai vuota.

Il gioco si faceva duro.

- Qui ci vuole Ericsson - pensai.