La mia prima volta

Era già un po’ di tempo che mi domandavo dove e come mi sarebbe successo. Avrebbe potuto accadere in una delle solite e più o meno azzeccate degustazioni a cui si va di continuo; avrebbe potuto essere in una fiera di settore, oppure al ristorante, oppure (ritenevo fosse più probabile) direttamente nella cantina di un produttore. Invece è successo proprio in casa mia e senza alcun preavviso. Niente lasciava prevedere che l’incontro sarebbe avvenuto proprio davanti al bicchiere che uso tutti i giorni, nell’ambiente che mi è più conosciuto e confortevole al mondo. Una serata come tante altre.
In sette un pò stretti attorno al nostro tavolo da sei: gli irriducibili. Un fotografo di Ravenna con il Sangiovese nelle vene, sua moglie di Praga molto più esperta di cristalli che di vini, una professoressa tutta bianchi fermi e profumati, un rappresentante patito per il lambrusco reggiano, un libraio da rossi invecchiati, mia moglie che è franciacortina dichiarata e io che, in tutta onestà, a volte non so più cosa pensare. I fiori nei vasi, le bottiglie in frigo, il dolce ad aspettare al fresco, in terrazza. L’arrosto finisce di ritirare il suo sugo, le patate nel forno sono quasi pronte, l’insalata è da condire. Si sgranocchiano le solite cosette del fornaio e gira il solito frizzantino da cui, probabilmente, abbiamo una certa forma di dipendenza. Arriva la pastasciutta e si aprono i bianchi fermi.

"Hey! Ma è verde!" sbotta il libraio guardando il tappo che sta estraendo da una bottiglia. "Fammi vedere" esclamo subito con aria professionale. E’ verde davvero.
E per di più è "strano". Finisco di stappare e me lo rigiro per le mani: non ho avuto bisogno di andare a cercarlo, è venuto lui da me. Il tappo che strizzo e soppeso perplesso non è come tutti gli altri che ho visto fino a quel momento: è un cilindretto di silicone! Se n’è parlato e scritto fino a stancarsi, ma per me è la prima volta che lo vedo saltar fuori dal collo di una bottiglia. Dopo qualche momento di curiosità in cui tutti vogliono toccarlo e torturarlo l’interesse degli amici si rivolge al piatto e ai racconti degli ultimi giorni. Il tappo di silicone è già un fatto acquisito; fa parte del vissuto. Voglio spendere qualche parola sul vino di quella bottiglia.
E’ un Grechetto dell’Umbria prodotto e imbottigliato da Arnaldo Caprai in quel di Montefalco. Lo conosco personalmente, ho visitato la sua azienda, e so quanto sia scrupoloso nella cura dei vini che produce. Questo Grechetto può essere definito un vino da consumo quotidiano per le sue caratteristiche di qualità e di prezzo; ha un bel colore giallo con alcuni riflessi verdognoli, un aroma fruttato e persistente e un gusto appagante. Non ha conosciuto il sughero, ma niente in lui dichiara la differenza. Probabilmente ci sarà una prima volta anche per voi: prima di quanto pensiate.

Dr. S. Giovese