Ride bene chi ride ultimo

Il direttore non mi fa scrivere su capitaABologna e, con una scusa o con l’altra, mi trovo relegato in queste due colonne che in realtà mi vanno anche un po’ strette. Mi sembra che tutti in redazione si stiano divertendo parecchio col supplemento locale. Quando si lavora a questa rivista sono tutti seri, usano toni professionali e parlano di argomenti che definiscono "importanti per il settore". Quando invece si occupano dell’altra hanno sempre espressioni vispe ed una volta li ho anche sorpresi a ridere fino alle lacrime mentre montavano la recensione del menù dopo una cena non troppo riuscita di cui non sono autorizzato a riportare i nomi degli organizzatori. Sta di fatto che alle mie rimostranze su questa ghettizzazione di cui sono oggetto mi sono sentito rispondere che dovrei essere solo che felice di questo: tutti loro (il cosiddetto gruppo dei giovani) stanno rischiando la vita sia sul fronte del colesterolo che su quello non meno importante dei rapporti interpersonali, mentre io posso permettermi di brontolare in santa pace su argomenti a mio piacere comodamente sistemato in questa poltrona che, anche se estremamente comoda, sta diventando la mia prigione, aggiungo io. Stufo di questo andazzo la settimana scorsa ho deciso di ribellarmi e di far valere il mio "spessore" imponendo la mia presenza in una "serata di abbinamento tra cibo, vino e cultura trasversale"?!

Neanche a dirlo sono stato aggregato a quella che l’ipocrita capo servizio ha definito "una compagnia adeguata alla mia persona".

Al mio tavolo: assessore comunale trombato, scrittore settuagenario pressochè sconosciuto con l’ultima fatica tra posate e tovagliolo, direttore di banca con signora, professore universitario con problemi epigastrici, ex famoso cuoco in pensione e signora, poeta dialettale romagnolo e direttore di marketing dell’azienda che forniva il vino.

Al tavolo degli altri: cantautore con chitarra, due giovani giornaliste praticanti, proprietario di night con amante, stilista bisessuale che faceva l’imitazione di Liza Minnelli, attrice in transito dopo lo spettacolo, nota pornostar con un seno di fuori, mago con tutti i trucchi nella giacca.

Loro hanno detto di essersi un po’ annoiati; io ho preferito glissare e ho cambiato discorso.

In attesa della buona occasione per far loro le scarpe, mentre medito esemplari rappresaglie, vorrei per il momento spendere qualche parola a proposito dell’ultima vendemmia e del vino che ha prodotto.

Oltre ad essere di qualità veramente rilevante, la produzione ‘97 sarà anche assolutamente innovativa.

Oltre che alimento, valenza culturale e tradizionale, espressione concettuale di piacere, prodotto di consumo e fattore commerciale, l’ultima vendemmia diventa anche, per chi crede, bene rifugio e oggetto di investimento. Sembra infatti che i futures che alcune case di produzione hanno proposto al mercato vadano benissimo e c’è già chi pensa ad una vera e propria possibilità di intermediazione di questi titoli. Ignoro se questo possa ad alcuni sembrare un po’ arrampicato, frutto di atteggiamenti snobistici o espressione parodistica della febbre attuale del mercato azionario. Sicuramente quei vini un valore corrispondente ce l’hanno eccome e l’offerta, così come è stata proposta, mi appare coerente alla filosofia di chi vuole assolutamente assaggiarli quando sarà arrivato il loro giusto momento. Mi piacerebbe potere affermare la stessa cosa di tanti titoli che stanno in questo momento volando come aquiloni a cui si è dato tutto lo spago disponibile: il vento potrebbe smettere di soffiare e loro potrebbero cadere molto lontano.

S. Giovese – aprile 1998