Sarà capitato anche a voi

Immaginate di essere i felici proprietari di un’enoteca. Come potete facilmente immaginare, una buona parte del valore aggiunto dei prodotti che avete con cura disposti sui vostri scaffali è data dalla vostra preparazione, dalla vostra volontà di comunicarne i contenuti, dal grande assortimento e dall’impegno che profondete nel curare i rapporti con la vostra clientela. I clienti migliori diventano un po’ come i parenti: se non ci state attenti si prendono troppo spazio. Tutto comunque continua a filare liscio fino a che il rapporto rimane chiaro: voi vendete e il cliente acquista. Capita però qualche volta, e sarà capitato anche a voi, che vi troviate alle prese con personaggi che sfuggono a questo rapporto di correttezza e che cercano di instaurarne uno di vero e proprio parassitaggio. Tipica è la moglie del professionista che vi perseguita per avere una stima delle bottiglie regalate dai clienti al marito in occasione del Natale. Altro personaggio classico è colui che, mentre voi continuate imperterriti a fare le vostre cose, vi racconta immancabilmente cosa ha bevuto la sera prima nel ristorante tal dei tali, lo confronta con bottiglie che vede nel negozio e che da voi non ha mai comprato e poi se ne va tutto contento e soddisfatto, incurante della rottura di scatole che vi ha procurato.

Ci sono poi quelli che "Io il vino non lo compro perchè me lo regalano", quelli che "Ho visto alla televisione che c’è un vino..." e quelli che "Ho smesso di bere ma mi piace continuare a parlarne". Insomma, se siete enotecari queste cose le sapete bene. Questi tipi non ve li togliete mai di torno!

Immaginate ora di essere produttori di vino e diamo per scontato che lavoriate in termini di qualità. Fate il possibile per proiettare l’immagine della vostra azienda oltre i confini della vostra zona di produzione, vi sottoponete alle fatiche e agli oneri di fiere specializzate, di degustazioni in città lontane, di convegni, di aggiornamenti professionali. Però sarà capitato anche a voi di essere contattati dal famigerato buyer straniero che poi viene a visitare la vostra azienda con tutta la famiglia, vi rovina la vita e vi blocca l’attività per un’intera giornata, assaggia tutti i prodotti accompagnandoli con quanto di meglio avete messo in tavola e poi se ne va lasciandovi con un biglietto da visita in mano ed una vaga promessa di acquisto. Oppure, ora che è di moda aprire le cantine, vi sarà successo di vedere una volta l’anno le stesse persone che, dotate di un appetito pantagruelico, si aggirano con un bicchiere sempre vuoto in una mano ed una tartina nell’altra. Se siete produttori da queste situazioni ci siete già passati e probabilmente state studiando il sistema per liberarvi da queste visite importune.

Immaginate adesso di essere editoridi una rivista specializzata nel settore del vino. Il valore delle vostre pagine è determinato dalla professionalità che avete maturato nel riportare le notizie utili al settore nella sua interezza e dall’utilità che ricavano gli inserzionisti nel veicolare la propria immagine su di esse. Le notizie, per essere tali, devono essere interessanti, reali e verificate.

Ma anche nelle redazioni, sarà capitato anche a voi, arrivano personaggi indigesti. E ci arrivano anche più comodamente avendo a disposizione gli strumenti tecnologici di comunicazione. Ogni giorno pervengono scoop sensazionali a proposito dell’azienda Tizio che ha completato la sua gamma con un nuovo passito, del produttore Caio che ha ristrutturato la cantina, dell’ente Sempronio che ha dato un premio ad un certo signore. Il tutto, sempre e immancabilmente, con gentile preghiera di pubblicazione e senza neanche dire grazie. Così voi e i vostri collaboratori passate buona parte del vostro tempo a sostituire la carta del fax, a cestinare la corrispondenza e a "vuotare" la memoria del computer che è sempre piena di fotografie pesantissime. Se siete editori state probabilmente pensando a come evitare questi fenomeni gratuiti e molesti di disinformazione, che non è soltanto un rischio per l’editore, ma è anche e soprattutto un danno per tutti.

Dr. S. Giovese