Il Sud non risponde (ma non è colpa nostra)

Lo scorso anno un lettore, al telefono, ci disse che secondo lui questa redazione è troppo di sinistra.

L’anno prima, in una lettera, un produttore ci rimproverava di essere troppo schierati a destra.

Adesso, con la pubblicazione del monitoraggio sui consumi di vino al dettaglio, sono certo che finiremo schiacciati sotto un bombardamento di accuse di leghismo militante.

In effetti le ragioni del contendere potrebbero esistere in quanto, facendo attenzione alle regioni che compaiono nella rubrica, questa indagine sembra riguardare unicamente l’Italia del Nord.

Per fortuna sono pubblicati anche i dati provenienti da un’enoteca di Roma.

Questo prova che il nostro Nord è, se non altro, più integrazionista e più esteso di quello di Bossi.

La prima cosa che ho pensato vedendo i dati in arrivo è stata che forse a Sud questa rivista non viene inviata. Invece i ragazzi della redazione mi hanno assicurato che l’indirizzario delle regioni in questione è particolarmente vispo. Facendo le debite proporzioni tra la capacità produttiva e qualitativa ed il numero di aziende tra Nord e Sud risulta che non ci sia assolutamente disparità di considerazione in fatto di nominativi in indirizzo. E allora?

Anche tenendo presente la difficoltà generata dalle distanze geografiche, l’impossibilità di avere frequenti incontri personali e gli orari leggermente diversi nel corso della giornata, non mi sembra che ci si trovi davanti all’altra faccia della luna.

Ho cercato e trovato tra la corrispondenza tante comunicazioni ed inviti, moltissimi fax, richieste di vario genere per stabilire contatti commerciali su mercati del Nord, anche diversi abbonamenti, tutti provenienti dalle regioni mediterranee.

E’ vero che il lavoro di capitaALvino si svolge principalmente in cinque o sei regioni, che sono poi quelle più attive quando si tratta di promozione del prodotto, ma mi sembra che la rivista sia attenta al comparto vinicolo dell’intera penisola.

Un veicolo d’informazione si regge con la partecipazione e la complicità delle istanze che gli stanno attorno e che collaborano, traendone vantaggio, alla sua redazione. Le notizie non si fanno certamente da sole: per parlare di un argomento bisogna prima di tutto che questo esista e poi che venga proposto all’attenzione di quelli che dovrebbero interessarsene.

Ho preso allora il telefono e ho voluto rendermi personalmente conto di come la proposta del monitoraggio fosse accolta nelle enoteche del Sud.

La prima mi ha risposto, cortesemente, di non sapere neanche che esistiamo ma che comunque sarebbe felice di riceverci. In alcune altre ho incontrato, nonostante una festosa accoglienza, un autentico disinteresse per la cosa. (In fin dei conti chi siamo noi per coinvolgere su nostre iniziative delle persone che già stanno lavorando?)

In altre infine, e qui sta l’essenza di tutta la questione, sono incappato in un’educata ma evidente diffidenza.

So di scrivere una parola forse un po’ pesante, ma il vero, unico termine da usare è proprio diffidenza.

Posso anche tradurla con: convinzione di non parlare con altri dei fatti propri.

Ci sono rimasto male, lo ammetto!

Penso che sia difficile concepire per un unico settore un’iniziativa che si riveli interessante a Nord e che sia contemporaneamente oggetto di diffidenza a Sud.

Adesso aspetto qui, godendomi il mio toscano, le immancabili rimostranze di chi ritiene di avere ancora qualcosa da rimproverarmi. Con la segreta speranza di essere in errore, di avere male interpretato i dati della faccenda e di aver scritto soltanto fesserie.

S. Giovese – febbraio 1997