Un bel tacer non fu mai scritto

Da due argomenti ben precisi il direttore ha deciso di tenersi alla larga in questo numero: la riforma dell’Ocm vino e l’andamento della vendemmia che sta in questi giorni concludendosi. "Ne parli lei, se vuole, caro dottore - mi ha detto col solito tono che non ho ancora capito se sia di rispetto o di sarcastica presa per i fondelli - ho come l’impressione che i lettori siano meglio disposti verso di noi se certi argomenti li affronta lei". Non so quanto questo sia vero, ma so per sicuro che quel "se vuole" vale più di un imperativo e quindi, per evitare inimicizie interne e spiacevoli deportazioni a mezzo di educationals in lande desolate, mi accingo a trattare gli argomenti in questione usando la mia firma e la sua testa: cercando cioè di scrivere quello che lui, in questa occasione latitante come non mai, avrebbe piacere che io scrivessi. Personalmente, a proposito dell’Organizzazione Comune di Mercato e della riforma che riguarda il settore vino in particolare, le mie cognizioni sono del tutto insufficienti ad un commento critico. Gli amici non vanno tanto più in là. Interrogati da me sull’argomento l’avvocato Nascetti e il colonnello Fava, entrambi uomini di mondo e bevitori di tutto rispetto, hanno risposto in maniera assai evasiva: il primo si è perso una mezz’oretta nel conteggio degli stati membri dell’Unione Europea, il secondo si è detto sicuro che l’Ocm sia un cannone senza rinculo.
A questo punto mi è venuto da pensare che probabilmente è meglio evitare di ricopiare veline riportando opinioni altrui e trattando argomenti che si conoscono solo in parte. Che sia anche più saggio lasciare l’approfondimento di questo argomento ai tecnici che con questa riforma devono fare i conti, e farli in fretta. Che infine l’anima di questa rivista, con la sua redazione di giovanotti scarsamente rispettosi e anziani
bonvivants, sia più portata a trattare del prodotto, del mercato e dei luoghi dove questi due componenti si incontrano per un consapevole e si auspica positivo consumo finale.
Veniamo all’andamento vendemmiale. Ultima del secondo millennio o prima del terzo, a piacere dello sponsor, si presenta sicuramente inferiore per quantità a quella che l’ha preceduta. Per certo è dato sapere che l’insolito andamento stagionale ha generato un po’ ovunque uno spiccato carattere di precocità nella maturazione delle uve anticipandone l’inizio. Di sicuro si sa anche che alcune zone vinicole avranno risultati al di sopra della loro media qualitativa, mentre molte altre stanno soffrendo penalizzate dai fattori atmosferici. La produzione e la qualità si presentano quest’anno più che mai disomogenee, come la solita pelle del solito felino predatore che viene puntualmente chiamato in causa ogni anno in questa occasione e che io ho pubblicamente giurato di non nominare mai più, tanto sono nauseato dal luogo comune imperante.
L’annata sarà probabilmente a quattro stelle e chi ritenesse di aggiungerne un’altra potrebbe dimostrarsi inutilmente velleitario. Come sarà stata la vendemmia del Duemila lo sapremo in ogni caso verso aprile e meglio ancora in maggio, quando arriveranno anche i primi rossi.
Per il momento non mi resta che tornare alle parole dell’amico Giulio Somma il quale, commentando una vendemmia degli scorsi anni, disse: "E’ un vero successo! La televisione e i giornali ne parlano moltissimo: l’interesse per il prodotto è enorme". Mi sembra che le aspettative dei consumatori finali siano anche per quest’anno altrettanto forti: mezza partita ce l’abbiamo già in tasca!

Dr. S. Giovese - settembre 2000