Non c’è mai tempo, non c’è più tempo!

Sono cinque anni che, per un motivo o per l’altro, rimando la telefonata che avrei sempre desiderato fare a Mario Soldati. Il giornale di questa mattina mi ha detto senza tanti complimenti che la telefonata che non ho mai fatto non potrò farla mai più.

Sarei stato umile e rispettoso con lui, se avesse accettato di incontrarmi. Avrei ascoltato con entusiasmo ogni cosa mi avesse voluto dire sulle sue storie, sulle sue esperienze dei "viaggi d’assaggio" e le sue parole libere, in sequenza illogica, poiché come affermava; "Interminabili sono i ragionamenti che si possono fare, e che si fanno, a proposito del vino in tutti i paesi dove il vino è di casa".

Non ho mai trovato il tempo e l’occasione di alzare la cornetta per comporre quel numero, che tanto mi ero affannato a cercare anni addietro, perché ho sempre ritenuto che ci fosse sempre tempo per farlo; tutto il tempo del mondo!

Invece in un paesino ligure il tempo è finito e a me mancherà per tutta la vita questo appuntamento che non ho avuto la costanza di volere davvero.

In un’altra parte di questo numero troverete una frase di Luigi Veronelli che afferma: "Soldati è stato il maestro di questo secolo". Io sono convinto che abbia ragione. Non si può non pensarla in questi termini di un uomo che, pur legato ad un mondo antico e provinciale, seppe precorrere i tempi della comunicazione e del giornalismo.

Per Soldati fare la conoscenza di un vino significava "Andare sul posto e riuscire a farsi condurre esattamente in mezzo ai quei vigneti da cui si ricava quel vino. Passeggiarvi sopra, allora, in lungo e in largo. E studiare, intanto, la fisionomia del paesaggio intorno e la direzione e la qualità del vento; spiare sulla collina l’ora e il progredire dell’ombra; capire la forma delle nuvole e l’architettura delle case coloniche". Ancora di più significava "Conversare con la persona che presiede alla vinificazione, proprietario, enologo, fattore".

E ancora "Passeggiare a lungo anche nelle cantine, sottoterra o nei capannoni, fra le vasche di cemento: scrutare le connessure delle botti, fiutare l’odore del vino che ancora fermenta... infine, assaggiando in paziente, lenta alternativa e con frequenti intervalli, paragonare l’uno all’altro i sapori delle annate".

Soldati queste cose non solo le pensava: le faceva anche. E aveva trovato il modo giusto e il godimento di raccontarle agli altri, erano molti, che traevano dalle sue parole scritte o parlate informazioni di prima mano e vivo interesse. Fu lui, con la sua sensibilità ed il suo ingegno, il papà di tutte le trasmissioni televisive che si occupano oggi di ecologia, prodotti naturali, enogastronomia e quant’altro. Lo fece con una piccola Fiat e un camioncino, in compagnia di un operatore che spesso faceva anche da fonico e usando un unico microfono.

Noi non abbiamo mai tempo per fare tutte le cose che dovremmo fare oggi; figurarsi se lo troviamo per voltarci indietro a considerare quali sono le persone che non ringrazieremo mai abbastanza per quello che hanno fatto o per il ruolo che hanno avuto nella qualità del lavoro che stiamo facendo.

Come ringraziamento per il lavoro svolto e nel grande rispetto per gli utenti, la Rai ha smarrito e danneggiato una quantità impressionate delle vecchie pizze girate nei suoi viaggi: non c’era stato il tempo per schedarle ed archiviarle in una giusta sede. E non c’è il tempo neanche per far conoscere l’autore Soldati ai più giovani perché ci sono troppe altre cose da imparare e nei programmi ci starebbe stretto. Viviamo in ritardo rispetto al lavoro. Siamo abituati a rispondere "non ho tempo", solo qualche volta, e per fortuna, ci troviamo a considerare che di tempo non ce n’è più.

S. Giovese – giugno 1999