L'Albana dei Colli di Imola...

Il Sangiovese dei Colli di Imola

di Emma Callegari - immagini e scheda ampelografica CRPV - Regione Emilia Romagna

Dopo l’Albana, di cui abbiamo parlato la volta scorsa, l’altro vino di grande diffusione della Denominazione Colli di Imola è senz’altro il Sangiovese. Vitigno dai tanti sinonimi e dalle infinite potenzialità è diffuso in tutto il mondo anche se trova su queste colline la sua più grande tradizione. Di buona vigoria e dal portamento eretto, predilige le aree collinari, è sensibile all’oidio più che alla peronospora, teme le gelate primaverili, ma sopporta abbastanza bene siccità e vento. La foglia si presenta di media grandezza, pentagonale e quinquelobata (talvolta trilobata), con il lembo generalmente piano e piuttosto sottile con superficie liscia. Il seno peziolare è ad U largo, mentre i seni laterali si presentano a lira chiusa quelli superiori e quelli inferiori a V e poco profondi. Il grappolo è medio-grande (200/350 grammi) conico piramidale, alato, quasi compatto. L’acino è di grandezza media, a forma ellittica e la buccia si presenta di colore nero violetto, pruinosa e con polpa a sapore semplice. Il germogliamento è medio precoce, così come la fioritura. La maturazione si compie attorno alla prima settimana di ottobre. Il Sangiovese grosso presenta una foglia generalmente più grande e meno incisa di quella del Sangiovese piccolo, un grappolo medio/grande, maggiore precocità di germogliamento e di maturazione, una più elevata vigoria ed una produttività più elevata e stabile nel tempo. E’ dal Sangiovese grosso che nascono vini molto importanti e conosciuti in tutto il mondo come il Brunello di Montalcino. Anche il Chianti, vino toscano per eccellenza, è ormai prodotto pressoché esclusivamente con uve Sangiovese: originato da un uvaggio di quattro uve diverse, ha ormai decisamente imboccato la strada del monovitigno.
Il Sangiovese dei Colli di Imola DOC deve avere almeno l’85% di questa uva; il restante può essere ottenuto da uve a bacca di analogo colore proveniente da vitigni raccomandati e autorizzati per la provincia di Bologna. E’ ormai tendenza affermata comporre uvaggi con Cabernet Sauvignon e Merlot poiché questi meglio interpretano il cosiddetto gusto internazionale. Anche l’uso della barrique in questi uvaggi è molto diffuso. Il successo di questi blended affinati in legno è talmente grande che il settore si sta attualmente chiedendo se il Sangiovese abbia ancora vocazionalità "a stare da solo" dentro alla bottiglia. Oltre al tradizionale vino "da beva" che ha costituito la storia e la tradizione di questo territorio e di tutta la Romagna, il Sangiovese si può trovare nella tipologia Riserva che deve avere un periodo minimo d’invecchiamento di 18 mesi a partire dal primo novembre dell’anno di produzione delle uve e può essere maturata in recipienti di legno.
Difficile sfuggire all’eterno abbinamento "piadina e Sangiovese". La Riserva merita invece accostamenti più importanti come le grigliate, gli arrosti e i grandi primi piatti. Servirlo a temperatura ambiente e, per la Riserva, dopo una buona ossigenazione.