Il who's who Seconda Parte

Il who’s who del vino italiano

Chi sono, chi erano, dove sono, cosa fanno e quanto fatturano i più grandi in Italia

a cura di Umberto Faedi

Il mercato internazionale del vino è in continua evoluzione e non è facile essere competitivi. Nazioni europee come la Spagna stanno lentamente sottraendo quote di mercato agli altri Paesi produttori della UE e l’Italia deve contrastare anche gli attacchi provenienti dall’America del Sud, dal Sudafrica e altre realtà emergenti.

Di conseguenza è fondamentale per le imprese del settore attuare e perseguire giuste politiche e quelle trasformazioni necessarie per non perdere ulteriormente posizioni nel comparto. E’ altresì necessario l’appoggio incondizionato delle istituzioni che devono cercare, nel rispetto delle leggi vigenti, di appianare tutte quelle difficoltà, anche burocratiche, che possono frenare o danneggiare l’attività dei produttori. Una classifica delle prime settanta aziende italiane del comparto vitivinicolo che nel 2000 hanno superato i 15 miliardi di fatturato evidenzia due tendenze. La prima vede realtà grandissime con oltre 100 miliardi fatturati che continuano a crescere sulla spinta dei grandi numeri di prodotto venduto e dei risultati ottenuti grazie ad ottime campagne di marketing e comunicazione; i loro interlocutori commerciali privilegiati sono la grande distribuzione (GD) e la grande distribuzione organizzata (GDO).

La seconda tendenza vede imprese più piccole che stanno attuando un passaggio ad una componente agricola più marcata. Queste ultime hanno investito fortemente per acquistare vigneti che possono gestire direttamente senza ricorrere ad intermediari e contemporaneamente hanno allargato la gamma delle referenze introducendo etichette di indubbia qualità e a tiratura limitata. Questi nuovi prodotti accrescono il valore aggiunto delle imprese e ne hanno rilanciato l’immagine. Il loro interesse di mercato si sta spostando dalla moderna grande distribuzione al settore della ristorazione, affiancando una propensione all’export che contribuisce molto al saldo positivo della bilancia commerciale di settore e promuove contestualmente e rafforza decisamente l’immagine del "made in Italy" nel comparto alimentare. La struttura di queste imprese però rimane, salvo qualche eccezione, di piccola o media dimensione. Infatti sono ben il 62,5% quelle che contano fino a 5 dipendenti, mentre da 6 a 19 la percentuale, comunque rilevante, è del 28,3%.

Il 7,3 hanno da 20 a 49 addetti, mentre la quota delle aziende che impiegano da 50 a 249 lavoratori è dell’1,7% e solamente lo 0,2% di queste imprese ha più di 250 persone alle proprie dipendenze. La distribuzione per aree geografiche assegna il 18,4% di aziende al Nordovest, il 27,3% al Nordest, il centro Italia ha una quota dell’11,5% e il Mezzogiorno, isole comprese, il restante 42,8%. Qualcosa si muove nel settore con una tendenza verso un futuro rivolto a concentrazioni aziendali, seppure con limiti ben determinati e senza trascurare la qualità del prodotto contenuto nella bottiglia.

Le venti aziende selezionate fra le prime settanta che nel 2000 hanno fatturato più di 15 miliardi appartengono per l’esatta metà a famiglie che quasi sempre sono quelle che le hanno fondate, 6 sono cooperative di primo o secondo grado, 2 gravitano nell’orbita di gruppi aziendali, una è di proprietà di una banca ed una di un ente regionale con la presenza dell’1% di capitale privato. La prima in ordine alfabetico è la Banfi, Fondata 25 anni fa dai fratelli Mariani, americani di origine, ha 850 ettari di vigneto di proprietà e nessuno in affitto, 150 dipendenti fissi e produce mediamente in un anno 9 milioni di bottiglie. I suoi prodotti di punta sono il Brunello e i classici, oltre ad una gamma di vini internazionali. E’ una delle realtà più importanti di Montalcino. I canali di vendita privilegiati di questa relativamente giovane azienda sono i grossisti (80%) e il dettaglio per il restante 20%.

Il fatturato è in crescita negli ultimi tre anni ed è stato di circa ottanta miliardi nel 2000. La Cantina di Soave vede la luce nel 1898, ed è tuttora la più antica cantina sociale del Veneto. Sono 3100 gli ettari vitati di proprietà, mentre non ne detiene nessuno in affitto. Alcuni anni fa venne deciso dai soci di produrre ed imbottigliare direttamente e ciò ha portato ad un considerevole aumento del fatturato: l’anno scorso ben 107 miliardi. La produzione è imperniata sulle Doc principali della regione per un totale di 30 milioni di bottiglie commercializzate attraverso la GDO (30%), i grossisti (ancora per un 30%) e per il restante 40% tramite la vendita al dettaglio. Il 44% delle bottiglie viene assorbito dal mercato interno, mentre il restante 56% viene esportato.

I dipendenti fissi sono attualmente 102. Un poco più "anziana" è la Casa Vinicola Duca di Salaparuta, impresa di antica tradizione che nacque per volontà del principe Giuseppe Alliata che intendeva dare un nome ai vini prodotti nella contrada siciliana di Corvo. La più importante realtà vitivinicola siciliana è diventata di proprietà pubblica ed accanto ai vini della zona ha affiancato in produzione la linea Portale e la Riserva Duca Enrico. Non ha ettari di proprietà ma ben 1400 in affitto per conferimento che danno una produzione media annuale di quasi 10 milioni di bottiglie vendute per il 75% in Italia e per il 25% all’estero. La produzione viene commercializzata attraverso la GDO per una quota del 30%, da grossisti per un 26% e attraverso dettaglianti per il rimanente 44%. Il personale fisso è di 70 addetti e il fatturato ha una linea di crescita costante negli ultimi anni. La Casa Vinicola Luigi Cecchi e Figli ebbe origine nel 1893 grazie allo spirito d’iniziativa del fondatore che già da alcuni anni svolgeva l’attività di mediatore di uve e vini, anche se le origini di questa famiglia toscana sono ben più antiche. Impresa a conduzione familiare, ha 35 dipendenti e 12,4 ettari di proprietà. Nonostante ciò è uno dei marchi più importanti del vino toscano e è ben conosciuto all’estero. Non si conosce l’ammontare degli ettari in affitto, anche se la famiglia possiede altri marchi ed aziende. L’ultima produzione ammontava ad 8 milioni di bottiglie, molte delle quali di Chianti Docg e riserve, Sangiovese Igt e Morellino di Scansano. In ottima ascesa il fatturato degli ultimi tre anni, passato dai 40 miliardi del 1998 ai 55 del 2000. Le esportazioni ammontano al 68% della produzione totale, mentre il mercato interno consuma il 32%.

I canali di vendita vedono la GDO spadroneggiare con un 65%, saltando poi i grossisti per assegnare al dettaglio il 35% della produzione. La Caviro venne fondata nel 1960 da nove cooperative della Romagna. E’ una società a responsabilità limitata che non possiede nemmeno un ettaro e non ne detiene nemmeno in affitto. Ha però 50.000 soci fruttiviticoltori e 50 cantine sociali aderenti che fanno arrivare la sua produzione, convertendo quella in brik della quale è leader nazionale e sommando la linea per la ristorazione, al considerevole numero di 200 milioni di bottiglie. Altro marchio della scuderia è Corovin. L’anno scorso sono stati 430 i miliardi fatturati da un mercato interno che fagocita il 90% della produzione, che viene commercializzata attraverso la GDO per un buon 75%, mentre i grossisti assorbono il rimanente 25%: praticamente il dettaglio è proprio solamente un dettaglio! Al contrario la Cavit affida a questo tipo di vendita il 22% della sua produzione media annuale di 42 milioni di bottiglie, mentre i grossisti sono in ultima posizione col 18% nettamente sopravanzati dalla GDO che divora il 60% delle referenze di questo colosso del vino trentino. L’attività parte nel 1950 ed attualmente 13 delle 15 cantine sociali del Trentino sono raggruppate in questa società cooperativa. E’ uno dei marchi più conosciuti nel mercato del Nord Italia e copre con una vasta gamma di referenze le esigenze dei vari canali distributivi anche attraverso altri marchi. Sono 7000 gli ettari di proprietà, mentre nessuno è preso in affitto. I dipendenti sono 170. Il fatturato è praticamente raddoppiato negli ultimi tre anni, e le esportazioni assorbono quasi il 50% delle bottiglie che vengono immesse sul mercato dalla GDO per il 60%, dai grossisti per il 18% mentre il dettaglio assorbe il 22%. L’azienda Ferrari Fratelli Lunelli, con il suo secolo di storia (risale infatti al 1902 l’anno di fondazione) è il marchio di qualità dello spumante italiano più conosciuto nel mondo. Passata alla famiglia Lunelli, ha intensificato gli sforzi per rimanere al top nella fascia alta aggiungendo anche altri prodotti ottenuti da altre proprietà. L’azienda non ha ettari vitati in affitto ma ne possiede 96,5 dai quali derivano annualmente circa 4 milioni di bottiglie. I dipendenti attuali sono circa un centinaio. In leggero calo il fatturato rispetto all’anno scorso per questo nome storico che destina al mercato interno il 91% delle sue bottiglie, che giungono ai consumatori attraverso la GDO per il 46,7%, tramite i grossisti per il 19,7% e attraverso il dettaglio per il 33,6%.

La Fontanafredda prende il nome da una fonte donata dal re Vittorio Emanuele II alla moglie morganatica Rosa Vercellana ed è attualmente di proprietà della Banca Monte dei Paschi di Siena dal 1931. Nel 1878 iniziò l’attività vitivinicola imperniata sulla produzione di Barolo e dei vini tipici delle Langhe. Dai 70 ettari posseduti si ricavano 6,5milioni di bottiglie assorbite al 70% dal mercato italiano. Per quello che concerne la commercializzazione, non si hanno percentuali precise di ripartizione delle vendite fra i soggetti interessati. Costante nell’ultimo triennio il fatturato, attorno ai 46 miliardi per questa ditta piemontese che occupa 100 persone per le proprie attività.

La Fratelli Gancia esiste dal 1850 e da allora è rimasta a conduzione familiare. Nome storico del vino piemontese, venne fondata da Carlo Gancia che produsse il primo spumante italiano ed è arcinota in tutto il mondo per l’Asti Spumante Docg . I suoi 150 dipendenti concorrono a produrre annualmente circa 18 milioni di bottiglie che finiscono all’estero per il 20%. I canali di vendita preferiti sono la GDO (50%), il dettaglio col 37% e il giro dei grossisti per il 13%. Il Gruppo Coltiva, nato nel 1975 e di proprietà di una società cooperativa formata da Cevico e Civ & Civ, è sicuramente uno dei più importanti del nostro Paese. La gamma delle referenze è variegata e comprende vini da primi prezzi, Doc e alcune selezioni interessanti di vini tipici. Detentore di altre aziende e marchi conosciuti, come Moncaro, dichiara 6590 ettari di proprietà e nessuno in affitto . Ha pochi dipendenti fissi (45) e non si conoscono i dati dell’ultima produzione. In grande crescita il fatturato negli ultimi tre anni (da 110 a 142 miliardi) per questo colosso che esporta ben il 78% della sua produzione commercializzata attraverso la GDO (58%), i grossisti (20%) e la vendita al dettaglio (22%). Il Gruppo Italiano Vini è una cooperativa di secondo grado di recentissima costituzione (1986) e raggruppa alcune delle realtà cooperative più importanti del settore vitivinicolo italiano. E’ uno dei leader più affermati per fatturato consolidato (427 miliardi nel 2000) ed ha una capacità media produttiva annuale di 65 milioni di bottiglie. Il suo "repertorio" spazia per tutta l’Italia attraverso marchi posseduti e aziende collocate in tutta la nazione: Bigi, Folonari, Melini e Rapitalà sono alcuni esempi significativi. Ogni azienda ha un enologo a disposizione, mentre non si conosce l’esatto ammontare degli ettari vitati e di quelli in affitto, e nemmeno la ripartizione delle percentuali assegnate ai canali di vendita privilegiati.

Il mercato estero assorbe il 74% della produzione. Il Gruppo Mezzacorona ha visto fin dalla sua nascita datata 1904 una costante crescita e rappresenta oggi più del 30% del vino trentino prodotto con i suoi 16 milioni di bottiglie.

Realtà molto dinamica e proiettata verso gli Stati Uniti ed il mercato estero che assorbono il 30% della produzione. Ha 130 dipendenti fissi e 2100 ettari di proprietà dei soci di questa grossa cooperativa. Il prodotto leader è il Teroldego, mentre nel settore spumanti il marchio Rotari è in forte ascesa.

I canali di vendita privilegiati per la commercializzazione sono la GDO (45%) e la vendita al dettaglio (55%). La Guido Berlucchi & C, di proprietà oggi della famiglia Ziliani e dei suoi soci, venne fondata nel 1961 da Guido Berlucchi e Franco Ziliani con il proposito di produrre uno spumante italiano con lo stesso metodo dello champagne. L’avventura è riuscita in pieno, tanto che oggi Berlucchi è diventato il marchio privato più importante nel settore dei vini con le bollicine. I dipendenti non sono numerosi (47), ma dai 45 ettari posseduti e dai 16 affittati si ricavano ogni anno circa 5 milioni di bottiglie, consumate per ben il 95% dal mercato interno. I canali distributivi preferenziali sono la GDO con il 50%, i grossisti con il 20% e la vendita al dettaglio per il 30%. I Marchesi Antinori risultano iscritti alla Corporazione dei Vinattieri sin dal lontano 1385, e questa è la data ufficiale di fondazione di questa prestigiosa azienda che è tuttora gestita dalla famiglia. Piero Antinori ha portato al successo internazionale il nome della casata, incrementando non solamente il volume d’affari che ha raggiunto i 160 miliardi nel 2000, ma ha anche creato vini di altissima qualità come il Tignanello e il Solaia. Altri nomi e marchi conosciuti sono Atlas Peak e Tormaresca. Sono 1520 gli ettari di famiglia, senza affitti, che regalano 15,5 milioni di bottiglie ogni anno.

Il mercato straniero assorbe il 57% della produzione di questa storica casata che conta 180 dipendenti.

I Marchesi de’ Frescobaldi producono vino addirittura dal 1300 e sono un’altra delle più nobili ed antiche famiglie toscane. Posseggono una delle più vaste estensioni vitate private (1000 ettari) e ne hanno 55 in affitto. Hanno 160 dipendenti e producono annualmente intorno ai 7,5 milioni di bottiglie provenienti da aziende come Attems, Castello di Nipozzano e Castello di Pomino collocate nelle aree migliori della Toscana. Il fatturato è cresciuto passando dai 62 miliardi del 1998 agli 84 dello scorso anno. Il mercato straniero assorbe il 65% della produzione che viene commercializzata quasi interamente al dettaglio (83%). Martini & Rossi è sicuramente uno dei nomi italiani più famosi nel mondo. Nata modestamente nel 1863 a Pessone di Chieri in Piemonte, è diventata un gigante nel settore del vino e del beverage. Attualmente di proprietà del gruppo Bacardi Martini, ha ben 434 dipendenti fissi ed ha saputo conquistare una posizione di leader grazie anche a spiritose e memorabili campagne pubblicitarie e sponsorizzazioni azzeccate nel mondo dello sport. Produce complessivamente ogni anno 105 milioni di bottiglie fra superalcolici, vini e bevande. Il mercato estero assorbe oltre il 66% di questa vastissima produzione che pone questo gruppo al primo posto assoluto nel settore in Italia con 558 miliardi di fatturato.

L’azienda Pasqua Vigneti e Cantine ebbe origine nel 1925 da quattro fratelli commercianti; solo successivamente l’impresa ha orientato verso il settore vitivinicolo la sua specializzazione. I vini distintivi della zona di Verona sono i cavalli di battaglia di questa impresa a conduzione familiare che, con una forza lavoro di 77 dipendenti fissi, immette sul mercato ogni anno 22 milioni di bottiglie con un fatturato di 75 miliardi nel 2000. Duecento sono gli ettari di proprietà e 50 quelli in affitto. A partire dal 1986 la famiglia ha acquisito, tramite investimenti, vigneti moderni con bassa produzione per ettaro nei quali vengono prodotti i vini di maggiore pregio. Sul mercato estero viene collocato il 60% della produzione che ha come canali di vendita preferiti la GDO (65%), la vendita al dettaglio (35%) e la catena dei grossisti (15%). La casa vinicola Ruffino è stata fondata nel 1877 dai cugini Ilario e Leopoldo. Nel 1913 è stata acquistata dalla famiglia Folonari che ne ha tuttora la proprietà. L’azienda ha 300 dipendenti fissi e la produzione, derivata da 420 ettari di proprietà e 80 in affitto, viene commercializzata anche attraverso altri marchi e aziende acquisite dalla famiglia. Lenta ma costante la crescita del fatturato (100 miliardi nel 1998 e 110 nel 2000). La gamma delle referenze spazia dal Chianti Classico Docg al Vino Nobile di Montepulciano senza trascurare il Brunello. Il 40% delle bottiglie prodotte finiscono sulle tavole degli italiani, mentre il restante 60% va all’estero. I canali attraverso i quali avviene la vendita vedono prevalere il dettaglio con un 65% rispetto ai grossisti (20%) e alla GDO (15%). Il conte Gaetano Marzotto acquistò nel 1935 dal conte Stucky una tenuta agricola di 1000 ettari nella località di Lison Pramaggiore in provincia di Venezia. Negli anni sessanta questa tenuta, denominata Santa Margherita, è balzata agli onori della cronaca con il grande successo del Pinot Grigio. L’acquisizione di altre aziende e marchi prestigiosi in altre zone vinicole ed in altre regioni ha permesso a questa impresa rimasta nell’ambito del gruppo Marzotto (Industrie Zignago Santa Margherita S.p.A.) di rimanere competitiva e al passo coi tempi, supportata anche da campagne pubblicitarie riuscite.

Il gruppo possiede il 60% di Ca’ del Bosco, Kettmeir ed altri marchi conosciuti. Ha 75 dipendenti fissi e la sua produzione è equamente divisa tra il mercato interno e quello estero. Fondata nel 1850, l’azienda Zonin è tuttora a conduzione familiare ed ha ben 1500 ettari di vigneto di proprietà e nessuno in affitto. Conta 200 dipendenti fissi ed è il più importante gruppo vitivinicolo privato. Gli ultimi 15 anni hanno visto una crescita ed una espansione con l’acquisizione di aziende agricole in varie regioni d’Italia in ognuna delle quali la produzione di vini di fascia alta viene commercializzata con un proprio marchio. Il fatturato del 2000 ammontava a 136 miliardi a fronte di una produzione di 30 milioni di bottiglie assorbite per il 60% dal mercato interno e commercializzate per il 50% dalla GDO, per il 30% da grossisti e per il restante 20% da dettaglianti.