Domande epocali per uomini che devono chiedere tutto
Dr. S. Giovese – Febbraio 2003

Ogni tanto, e del tutto inaspettatamente, la mia televisione si alza il volume da sola e si mette ad urlare: “Chi sta meglio di noi?”.
E’ una domanda, ma è anche un’affermazione, del genere peggiore che possa capitare. Non solo se ne frega bellamente di ogni possibile risposta, ma tira ad annichilirmi come ho sempre pensato che facesse il capoccione dalla terrazza di Palazzo Venezia. Staranno davvero così bene quei ragazzoni di Gotham City, oppure ostentano tanta spudorata felicità per non mettersi a piangere? Gianni non mi telefona mai e io non so che pensare.
Di fatto siamo artefici e succubi delle domande. La cosa migliore sarebbe, come tutti ben sappiamo, applicare la ben collaudata formuletta “fatti una domanda e datti una risposta”: uno a uno, palla al centro. Ma anche nel porsi le domande da solo esiste una scala di ritegni e di difficoltà: è da furbi farsi delle domande a cui non si è in grado di rispondere, oppure sarebbe meglio restare nel consolidato ambito del conosciuto senza esporsi a troppi rischi logici o nozionistici?
Il colonnello Fava è per sua natura ciarliero ma vittima di un carattere tutt’altro che socievole; avendo al contempo il desiderio di non veder nessuno e il bisogno di parlare con qualcuno, risolve il suo problema parlando con sé stesso, spesso a due voci, in spettacolari botta e risposta che lasciano di stucco chi non lo conosce.
Spesso si fanno domande soltanto per mettersi nei guai: Dove vai? Vado al cinema. Cosa vai a vedere? Quo Vadis? Cosa vuol dire? Dove vai? Vado al cinema. Casa vai a vedere? E via di questo passo finché il fisico regge.
Esistono domande sterili del tipo “dove vanno i giovani di oggi?” e domande insensate come “Se tu potessi tornare indietro cosa faresti?”
C’è la cattiveria pura delle persone miti che riescono a farti uscire dai gangheri per niente prima di farti arrabbiare davvero per qualcosa con il loro perverso e strisciante: “Ti arrabbi se ti dico una cosa?”.
Ci sono domande opportunistiche: “Che studio tanto a fare in questo istituto alberghiero se poi quando c’è l’esame posso rifilare alla commissione una pietanza surgelata?”.
Ma anche domande semplicemente intelligenti: “Se in quel ristorante a cinque stelle impiegano lo stesso dado da brodo che usa la mia mamma quando ha fretta perchè poi devo andarci a spendere tutti quei soldi?”.
Esistono anche, come abbiamo letto nei mesi scorsi, le domande a denominazione logica protetta: “Abbiamo impiegato anni per arrivare allo Zampone Dop. E’ un prodotto gastronomico che esprime perfettamente la nostra storia e la nostra cultura e si identifica con la nostra tradizione. Avendo notato che dalle nostre parti ci sono anche molti mussulmani, possiamo farlo di pollo?”.
Al Bar della Giovanna c’è Carletto che ha già cominciato a chiedermi se il vino di quest’anno sarà meglio di quello dell’anno scorso (poiché è convinto di bere quello della vendemmia 2002 almeno da tre mesi e viaggia con un anno di anticipo sul resto del gruppo) e Stopazzoni detto Sanbitter che chiede al barista Giancarlo: “Ma se il vino adesso è meno buono, perchè devo pagartelo di più?” Il pensionato Falossi è lapidario nella sua semplicità: “Qui finisce come con gli zucchini. Non capite che sono tutti d’accordo?”.
Qualche sera fa ero con mia moglie a cena a casa di amici.
Lei insegna in un liceo e lui fa il filosofo (che non ho mai capito che lavoro sia, però gli voglio molto bene). Eravamo arrivati al nocino e all’attualità quando, senza alcun senso critico né censure preventive, mi sono sentito domandare: “Chissà se una bambina clonata ha un’anima clonata?”.
Guardando l’espressione concentrata e seria del mio amico che si accingeva a dare una risposta intelligente a una domanda cretina, ho deciso di volergli ancora più bene.