La nuova frontiera
che ci aspetta

di Piero Valdiserra - Giugno 2003

 


Destreggiarsi fra i convegni del Vinitaly richiede abilità funamboliche specifiche, che ricordano quelle di Platini e di Maradona: se tuttavia riuscite a piazzare il dribbling vincente, il divertimento è assicurato.
Ci siamo lasciati tentare dall’intrigante titolo: “Vino: crisi da troppo successo?” e ben presto abbiamo capito che il nostro fiuto congressuale non ci aveva ingannato. L’evento ha raccolto attorno a una tavola (rotonda) un congruo numero di soloni del settore: sociologi, editori di categoria, direttori commerciali e marketing distributori, uomini di comunicazione e di packaging.
Il cocktail dei relatori, sufficientemente eterogeneo, ha prodotto un avvio lento a base di seriosissime ovvietà (del tipo l’iperofferta del vino, la sua grande ricchezza di cultura, la sua magia, la sua intrinseca difficoltà di comunicazione et similia) per poi sfociare in un finale pirotecnico, con gustosissimi scaricabarile incrociati fra produzione e commercio a proposito della dinamica dei prezzi del vino.
Da spettatori curiosi come ci eravamo proposti di essere, abbiamo fatto poche domande e abbiamo preso molti appunti. Al termine degli interventi, tirando le somme, ci siamo resi conto di aver assistito a un interessante e movimentato “stato dell’arte” fra addetti ai lavori.
E ci siamo detti: dobbiamo fare un passo avanti. Bisogna che tutti gli operatori individuino, ciascuno per il proprio ruolo, quale contributo dare per evitare una crisi da troppo successo. O, se preferite, per far vivere e prosperare a lungo quella gallina dalle uova d’oro che è l’attuale consumatore di vino di qualità; soprattutto se è consumatore di fresca data.
Quella che viene chiamata la “catena del valore” del vino, a ogni suo anello, deve dare sempre maggior valore al consumatore, senza crogiolarsi sugli allori attuali come troppo spesso succede, anzi proprio per rendere stabili nel futuro le fortune di oggi.
A che cosa ci riferiamo?
Trascriviamo qualche nota dal nostro taccuino del Vinitaly: “produttori e distributori dovrebbero avviare una riflessione seria, e non una litania corporativa, sul rapporto quantità - qualità - prezzo e sulla sua importanza per il consumatore finale; i rappresentanti dovrebbero prendere consapevolezza del loro ruolo attivo, e non mestamente passivo come in passato, nel mercato del vino; le aziende e le istituzioni dovrebbero interrogarsi su come trasferire efficacemente cultura, quella cultura che sembra finalmente essere uscita dalle polverose biblioteche, dagli atri muscosi e dai fori cadenti per circolare all’aria aperta nella società; i giornalisti e gli opinion leader dovrebbero affrontare l’esplosione e la disintegrazione in corso dei mille linguaggi del vino, un fenomeno che se lasciato alla spontaneità selvaggia degli eruditi, dei guru e dei profittatori dell’ultima ora potrebbe rallentare la crescita di consapevolezza e di interesse per il vino, soprattutto nei settori più deboli della società”.
Potremmo andare avanti a lungo.
Ognuno deve portare il proprio mattoncino alla edificazione della casa del vino, e siamo convinti che possa farlo. Siamo convinti inoltre che un dibattito proiettato verso la costruzione del futuro, fortemente connotato dalla concretezza e dal senso di responsabilità delle singole categorie professionali, avrebbe un’eco e una ripercussione enormi, oltre a una sicura utilità immediata.
Nel suo celebre discorso della “nuova frontiera”, il buon vecchio John F. Kennedy esortava i suoi concittadini a non chiedersi che cosa avrebbe fatto l’America per loro, ma che cosa avrebbero potuto fare loro per l’America. Nell’attuale momento magico del vino siamo allo stesso punto: che cosa possiamo fare noi, tutti noi per consolidare e rendere duraturo, e sostenibile, il successo? Coraggio dunque tecnici, produttori, commercianti, agenti, manager, pubblicitari, ricercatori, giornalisti, editori, consulenti:
la nuova frontiera del vino ci aspetta, e ha bisogno del confronto, del lavoro e dell’entusiasmo di ognuno di noi. Si parte!