A Montefalco la casa dei passiti italiani
di Pier Luigi Nanni

 



L’Associazione Nazionale Città del Vino e il Comune di Montefalco hanno siglato nei giorni scorsi l’atto di nascita dell’istituzione che avrà il compito di coordinare attività di studio e ricerca intorno ai vini passiti italiani. Tra i primi obiettivi la realizzazione di un censimento per un atlante dei vini passiti che raccolga le informazioni sulla storia, l’ambiente, i vitigni, i territori di produzione e le aziende, e il miglioramento delle tecniche produttive e il sostegno ai produttori nel marketing e nella comunicazione.

“La casa dei passiti - afferma il sindaco di Montefalco (PG), Valentino Valentini - rappresenta un’idea unica al mondo nel suo genere. Sarà la vetrina delle più note produzioni di passito italiane e un luogo di studio e di ricerca per la promozione di questa tipologia di vini che in Italia è molto frammentata, a volte marginale, ma di elevata qualità.” In Italia esistono decine di vini passiti ai quali corrispondono altrettanti vitigni autoctoni, alcuni allevati in quantità limitate, frutto di diverse metodologie di vinificazione e produzione. Rappresentano punte di eccellenza nella qualità, decretata sia dagli esperti che dal gradimento del mercato. Spesso si tratta di produzioni conosciute localmente, quantitativamente limitate, legate alla tradizione di un territorio.

“Questo grande patrimonio di conoscenze, di storia e di tradizioni ha bisogno di essere studiato e valorizzato approfondendone gli aspetti legati al territorio e alla produzione, l’enologia, il marketing e la comunicazione” ha affermato il presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino, Paolo Saturnini, all’atto della costituzione della neonata Fondazione.

Il Centro sarà anche un’enoteca permanente che presenterà le diverse tipologie di vini passiti e diverrà anche luogo di attrazione per il turista enogastronomico. I locali di Palazzo Santi-Gentili sono arredati con pannelli informativi che illustrano le principali caratteristiche dei vini passiti. Sono stati individuati, tra i più noti, i primi nove: Vin Santo, Sagrantino Passito, Vino Santo trentino, Albana di Romagna, Passito di Pantelleria, Malvasia delle Lipari, Erbaluce di Caluso, Vin Santo Occhio di Pernice, Elba Passito Ansonica.

Alla Fondazione, nata tra pubblico e privato e che sarà dotata di un comitato tecnico scientifico di alto livello professionale e scientifico, possono aderire enti locali, istituzioni, università e produttori. Dalla Fondazione giunge subito una prima richiesta al legislatore. La formula Paolo Benvenuti, direttore dell’Associazione Nazionale Città del Vino: “Bisogna introdurre nella prevista riforma della legge 164 sulle denominazioni di origine, norme che meglio definiscano l’esatta definizione di vino passito per eliminare la confusione che regna intorno a questa tipologia in fatto di processo produttivo e di commercializzazione.”