Le prospettive del vino siciliano nel commercio con l’estero

Intervista di Dal Cero a
Leonardo Montemiglio

Giugno 2003

Qual é a suo parere la situazione attuale della Sicilia vitivinicola?
La Sicilia sta rivoluzionando la produzione: questo è un dato di fatto. Un lavoro encomiabile che questa regione sta portando avanti ancora adesso. In questo momento i viticoltori siciliani devono però cominciare a preoccuparsi di come questa produzione riqualificata e trasformata debba poi essere collocata sul mercato. Lo sforzo che adesso devono affrontare è pressoché interamente connesso alle dinamiche del marketing con l’applicazione delle strategie di promozione e la conoscenza dello strumento pubblicitario.
E quali sono le contraddizioni più evidenti?
Al momento la Sicilia ha un’immagine sul mercato internazionale completamente diversa da quella che dovrebbe invece avere. Secondo me con la produzione sono arrivati ad un livello davvero elevato, ma probabilmente quello che manca ancora è la quantità di questi vini di eccellenza.
Quanta parte ha avuto il recente arrivo di capitali, risorse e tecnologie dal Nord in questo rinnovamento generale della viticoltura siciliana?
Forse non fondamentale, ma sicuramente enorme. Quelli che saranno i risultati li vedremo tra qualche anno perchè in agricoltura, anche se parlando di vino i tempi si comprimono, i periodi sono piuttosto lunghi. L’aspetto più importante sul quale vorrei richiamare una particolare attenzione è che dal Nord non stanno arrivando soltanto capitali, ma anche e soprattutto mentalità di impresa.
Un insieme di fattori positivi che promette buone prospettive?
Certamente! Gli investimenti provenienti dall’esterno aiuteranno moltissimo la produzione siciliana a qualificarsi. Assieme ai miglioramenti di prodotto avremo basilari miglioramenti manageriali e nella gestione del prodotto stesso perché le aziende che sono venute ad investire in questa regione sono già pronte e strutturate per essere competitive sui mercati internazionali.
Esiste la possibilità che le aziende del Nord Italia che hanno acquistato centinaia di ettari di vigneto sull’isola si limitino a fare grandissimi vini in piccolissime quantità e per il resto usino le materie prime prodotte qui per “fare cose diverse” all’interno dei loro sistemi produttivi?
Non credo. Il mondo del vino sta diventando sempre più internazionale, quindi le grandi aziende hanno bisogno di diversificare la gamma della loro produzione. Chi ha investito in Sicilia produce già in altre regioni (in qualche caso anche in altre parti del mondo) e ha adesso ampliato la propria carta dei vini con quest’ultima acquisizione.
Una freccia in più all’arco delle aziende investitrici che affrontano il mercato?
Il vino è, a mio giudizio, il prodotto più globalizzante e più globalizzato che ci sia attualmente perchè oggi il consumatore tende ad assaggiare il vino di qualsiasi zona di provenienza. La curiosità crescente del consumatore è la più grande forza del produttore di qualità, in qualsiasi parte del mondo si trovi. Quindi un’azienda che amplia la gamma delle sue referenze attraverso diverse produzioni geografiche non può che essere premiata dal mercato.
In conclusione.......
In Sicilia si sanno ormai produrre ottimi vini: ora si deve imparare a comunicare e vendere il frutto di questo nuovo impegno sul campo. Una lacuna che comunque non riguarda solo questa regione. Confrontando le nostre esportazioni vinicole con quelle dei francesi vediamo che i quantitativi sono pressoché identici: se però andiamo a vedere l’aspetto valutario della questione ci accorgiamo che il fatturato francese è di due volte e mezzo superiore al nostro. E’ una questione di immagine.