Strategia integrata per il Trentino
di Viviana Monari - Giugno 2003

 


“Se in Trentino d’estate” decidessimo di trascorrere una vacanza… L’azienda di promozione turistica di Trento, efficientissima e puntuale, ha voluto fare conoscere le novità dell’estate in Trentino e ha invitato a Riva del Garda un ristretto numero di giornalisti italiani e stranieri, in occasione della Biteg (Borsa Internazionale del Turismo Enogastronomico).
Il quotidiano locale parlerà di 70 giornalisti, di cui una ventina inglesi, “delle più autorevoli testate italiane e straniere”; fra queste c’era, senza modestia, anche la nostra e perciò possiamo fornirvi un breve resoconto. Il Trentino è bellissimo, e questo lo sapevamo già, E possiede, questo non lo sapevamo, 300 laghi: come una piccola Finlandia.
Non ci eravamo mai soffermati sul fatto che si va dai 70 metri d’altitudine del lago di Garda fino ai ghiacciai perenni. Una così ampia varietà di paesaggi può offrire una gamma vastissima di attività e di tipologia di vacanza: dalla bicicletta (con servizi d’assistenza per il mezzo e di spostamento bagagli a carico degli hotels) alla balneazione, dal windsurf alle camminate nei boschi.
Oggi “si deve pensare al turismo come a un insieme che comprenda cultura, enogastronomia, ma anche artigianato e tutti i prodotti e le offerte trentine in una strategia integrata”.
Lo ha affermato Claudio Miorelli, nuovo presidente e direttore generale di Trentino SpA, la società che sostituisce la vecchia Apt, che agirà con un proprio bilancio e senza tanti lacci e lacciuoli istituzional-burocratici. Lo stesso presidente Miorelli proviene da Meridiana, dove era responsabile degli affari societari, e così ha potuto rispondere direttamente alle domande dei giornalisti stranieri in un perfetto e fluently inglese, lasciando disoccupato per un poco l’interprete ufficiale.
Vi raccontiamo del nostro tour, perché rappresentativo - seppure in miniatura - di quella “vacanza integrata” di cui sopra. Inizia venerdì sera da Riva del Garda ed è piacevole salire i tornanti verso Tenno e il suo lago, fermarsi a Canale, piccolo borgo medievale, attraversare il bosco a piedi e raggiungere per la cena il Rifugio San Pietro a 976 metri sul livello del mare, la cui terrazza regala una spettacolare vista su Riva.
Chi non ama le scarpinate si può fermare alla Trattoria di Canale di Tenno e assaporare la squisita carne salada, piatto tipico della zona a base di carne bovina o equina marinata in salamoia. Il sabato, visita alla Biteg e presentazione delle iniziative dell’estate: i castelli, le mostre, i suoni, le notti nei musei, andar per malghe: sono veramente tante.
Rimandiamo gli interessati all’Apt, pardon, alla Trentino SpA di Trento.
Allo stand ospite degustiamo squisiti formaggi, salumi tipici e vini; fra i bianchi primeggiano il Muller Thurgau, ottenuto nel 1881 dal ricercatore svizzero Herman Muller di Thurgau e che nel Trentino, e in Val di Cembra in particolare, ha trovato una sua specifica personalità; il Trento Doc (Chardonnay e Pinot), un prodotto esportato in tutto il mondo e che non ha rivali.
Se diciamo spumante Ferrari ci intendiamo subito. L’azienda, oggi dei fratelli Lunelli, ha avuto seguaci: oltre una ventina di nuovi produttori (La Vis e Cavit, per esempio).
Fra i rossi abbiamo poi apprezzato il Teroldego Rotaliano, dal vitigno autoctono della piana fra Mezzocorona, Mezzolombardo e Grumo, che (a differenza del cugino Marzemino) ben si presta all’invecchiamento: quelli blasonati sono dell’annata 1999, e non solo, se è vero che il Teroldego granato della Foradori ha avuto i tre bicchieri per l’annata ‘99 e per il Duemila.
Il Teroldego è stato il primo novello in Italia lanciato negli anni ‘70 da Concilio Vini di Volano (TN).
Nel pomeriggio visita a Rovereto al MART, il museo d’arte moderna e contemporanea, nella splendida struttura dell’architetto Botta, inaugurata nel dicembre scorso.
Al rientro cena alla cantina Balter.
La famiglia è proprietaria dal 1872 di 10 ettari di vigna, lavora sulla qualità “Perché - dice Nicola Balter - anche qui ci siamo accorti che la qualità paga.” Infatti il suo Barbanico, un taglio di Lagrein, Cabernet e Merlot si è aggiudicato i tre bicchieri del Gambero Rosso nel 1997 e poi sempre in finale.
Nicola Balter ci stupisce dichiarando che il suo obiettivo per migliorare la qualità è di produrre un chilo o poco più d’uva per pianta e per diminuire i trattamenti elogia l’Ora, il provvidenziale venticello che soffia da sud a nord con sconcertante precisione, dalla tarda mattinata fino quasi all’ora di cena, e che mantiene sano il vigneto.
A fine cena avremo la rara occasione di conoscere il Moscato Rosa, dal profumo del fiore e in realtà di un bel rosso intenso, prodotto da Paolo Malser. Si tratta di un vino di nicchia sia per le quantità ridotte, sia per il prezzo, (da 50 a 70 euro per litro).
La domenica, dopo la classica gita sul “battello del gusto” assaggiamo il Nosiola, autoctono, le cui uve, se appassite, costituiscono la base del Vino Santo.
Non potendo parlare di tutti i vini trentini diciamo che, come sempre, ci sono quelli buoni, quelli meno buoni e quelli eccelsi.
Un’idea per approfondire la loro conoscenza è di salire gratuitamente sul “Vallagarina Wine Bus”, per scoprire la “Strada dei vini e dei sapori della Vallagarina”: la prima strada riconosciuta della Provincia Autonoma di Trento.
Un’altra idea per una vacanza. La nostra purtroppo finisce qui. Lasciamo il sonnacchioso lago e già pensiamo di tornare. La Trentino Spa, già azienda di promozione turistica, ha toccato nel segno.