Il turismo del vino va ancora forte
ma occorrono strategie vincenti per il futuro


di Daniela Bertuzzi


Nonostante il tutto esaurito registrato in occasione delle vacanze natalizie, secondo il parere del professor Fabio Taiti, direttore del Censis Servizi (osservatorio privilegiato del fenomeno enoturismo negli ultimi anni) occorre al più presto delineare strategie vincenti per il futuro, perché l’effetto galassia e la mancanza di pianificazione a medio e lungo termine si faranno presto sentire in maniera preoccupante.

“Se guardiamo i numeri - afferma Taiti - il turismo del vino sembra vivere una fase ancora molto positiva: 3 milioni di arrivi, 8 milioni di presenze, 1.500 milioni di euro di fatturati. Ma se guardiamo alle tendenze, le prospettive appaiono meno rassicuranti per almeno due motivi. In primo luogo per la grandissima disparità che è dato di riscontrare tra le diverse mete e situazioni, tanto che il turismo del vino sembra più simile in questo momento ad una galassia di offerte che ad un sistema di destinazioni tematiche. In secondo luogo per la evidente carenza di una strategia interna di progressione: dopo il movimentismo creativo e moltiplicativo dei primi anni, il turismo del vino sembra trovare ora molte difficoltà ad affrontare una fase adulta dell’offerta qualitativamente evoluta, certamente più impegnativa e meno immediatamente portatrice di risultati. Ciò vale in particolare per le Strade del Vino, le cui realtà solo in pochi casi corrispondono alle promesse degli organizzatori e alle aspettative dei consumatori.

In sostanza stiamo vivendo una fase di sospensione e di attesa, tra il “non più” e il “non ancora”. Da questa situazione è necessario uscire rapidamente valorizzando il sistema vino che come settore rappresenta la locomotiva delle nostre migliori capacità produttive nazionali, investendo nei distretti enologici come presidi territoriali della dimensione critica adatta a valorizzare sinergicamente vino e turismo e lavorando su progetti concreti tra soggetti pubblici e privati.” Esiste un potenziale di almeno altri 2.000 milioni di euro che aspetta di essere speso nel settore. Per poterlo fatturare, però, occorrono per il futuro maggiore programmazione e idee più chiare.