Il vino: possibile medicina del futuro?
di Riccardo Milan - Giugno 2003

 

“Piacevole è ciò che dà benessere al mio corpo”: il noto degustatore Luca Maroni, lo ha affermato una volta di più, parlando di vino, in occasione della quinta edizione del convegno scientifico “Vino e Salute” tenutosi a Marsala, nelle sale dell’aeroporto di Birgi, dall’8 all’11 maggio scorsi.
E che il vino non dia solo piacevolezza, ma anche benessere al corpo è quello che hanno spiegato e cercato di dimostrare i tanti ricercatori là convenuti da tutto il mondo.
Quello della moderazione è stato il leit motiv di tante relazioni. Il vino sembrerebbe avere effetti positivi, ma in quantità giusta: mangiando. Una contraddizione con il mercato odierno, dove il vino è inteso come momento ludico, esterno alla quotidianità.
Un peccato perché, come ha ricordato Angelo Nicolin dell’Università di Milano, “il resveratrolo contenuto nel vino rosso ha già dimostrato di avere un’azione antagonista nei confronti dei radicali liberi e di proteggere la cellula da alterazioni indotte da questi componenti”. Aldo Bertelli, sempre dell’università milanese , ha presentato “con molta cautela” i risultati di alcune ricerche mediche sul positivo effetto antitumorale che darebbe la moderata assunzione di vino.
Sulla stessa linea anche gli interventi di Susan E. Ebeler, dell’università californiana di Davis, e di Riccardo Ghidoni di Milano. “We have shown that red wine and wine component have significant chemiopreventive potential”, ha detto la prima; il secondo ha studiato i positivi effetti del vino e dei suoi componenti nei tumori mammari. Molti ancora gli interventi tutti sulla stessa, positiva, falsariga: il vino in relazione positiva con la salute cellulare, in funzione anti Alzheimer, buono se associato alla dieta mediterranea.
Un’attenzione particolare merita l’intervento della professoressa Carmen De La Torre di Barcellona la quale, con un fare polemico, ha ricordato la sordità delle autorità sanitarie del suo paese alla richiesta di far conoscere meglio le sue ricerche: un atteggiamento puritano dovuto all’evidente presenza dell’alcol nel vino? La professoressa ha anche ricordato ai produttori come non si possa parlare di “vino e salute” senza parlare anche di “sicurezza del vino”: il problema della sicurezza riguarda la mancanza di informazione verso il consumatore che dovrebbe essere invece informato, per esempio, sulla quantità di solforosa residua nel prodotto, sulla presenza nel vino di urea e di altre di proteine animali e dell’utilizzo nei processi lavorativi di resine di scambio catoniche e anioniche e di glutine.
Un invito, dunque, alla trasparenza nell’informazione. Convegno scientifico e di riferimento mondiale, quello di Marsala ha comunque avuto anche momenti diversi, come una degustazione di vini prodotti con Nero d’Avola o particolari come la spiegazione dell’utilizzo dei principi attivi dell’uva negli integratori alimentari e in cosmesi.
Un appuntamento ricco di novità ed anticipazioni, in una delle province più vitate d’Italia.