di Riccardo Lolli

Verso metà maggio mi è arrivata una e-mail interessante: i Porcupine Tree avrebbero suonato il 17 giugno all’Ephebia Rock Festival di Terni. Detto fatto: sono salito in macchina il sabato pomeriggio, ed insieme ad Angela e a due amici ho affrontato l’Autosole, trascorrendo poco più di tre ore assieme a decine di simpatici individui che si incollavano alla mia targa posteriore lampeggiando alla guida di potenti automezzi argentati. Il concerto si annuncia tranquillo (e soprattutto gratuito) perciò, non appena arrivati a Terni e posta la base all’albergo "Brenta 2", cominciamo ad aggirarci in cerca di un ristorante. Entriamo nel primo che troviamo: siamo da Peppino, in Via Piazza Fontana; sulla parete a sinistra dell’ingresso si staglia esilarante la gigantografia tre metri per due di Alberto Sordi che mangia la pasta nei panni di Nando Moriconi. Ci sediamo e il cameriere ci porta una bottiglia di Ferrarelle, l’acqua ufficiale della zona, come se ci avesse letto nel pensiero. Spizzicando un buon pane scegliamo dai menù e dalla fornita carta dei vini: ci verranno quindi servite le Ciriole alla ternana, un ottimo piatto di pasta fresca fatta soltanto con acqua e farina, condita con pomodoro e aglio. La partita Inghilterra-Germania infuria nel 21 pollici, ma non per questo i pochi clienti presenti tolgono lo sguardo dai loro piatti. La bottiglia di Bianco dell’Umbria Vigna Aurea è finita troppo velocemente; Belgique mi fa notare inutilmente, data la mia scarsa cultura in merito, che secondo lui ricorda vagamente la Ribolla Gialla friulana (?). Per accompagnare il secondo scegliamo un Sangiovese umbro di Lungarotti, che ci viene servito in un decanter su un piatto di ghiaccio. Nessun problema: basta ricordarsi di farlo aspettare qualche minuto nel bicchiere perché si riscaldi un pò. D’altronde, mentre si aspetta, abbiamo già la possibilità di armarci di posate per affrontare le gustose spuntature di vitella con patate arrosto, una punta di petto che dalle nostre parti è generalmente utilizzata per il brodo. Il giudizio unanime è decisamente positivo, espresso con mezze parole a bocca piena, sia per il secondo che per il vino. Niente dolce, siamo tutti già abbastanza in carne, solo caffè. Al momento del conto, ci viene ancor più rafforzata la sensazione che ci abbiano scambiati per inviati di qualche testata gastronomica: 35.000 lire a testa. Abbiamo modo di favorire la digestione percorrendo circa tre km a piedi per raggiungere il luogo del concerto. Passiamo dal centro storico di Terni e ne apprezziamo la tranquillità: traffico pressoché inesistente e larghe aree pedonali. L’accozzaglia di stili è un po’ spiazzante. Edifici del XVI secolo con appendice futuribile di vetrate, a fianco di massicci palazzi littoriali e condomini del dopoguerra: il tutto illuminato non solo da enormi insegne gialle e blu di banche e quotidiani, ma anche da avveniristici pannelli con animazioni varie, genere Times Square. E’ quasi come camminare verso Giove diretti da Kubrick.

  
Dobbiamo aggirare più volte il fiume Nera e per questo camminiamo più del necessario, poi finalmente raggiungiamo l’enorme piazzale dove al momento sta suonando un gruppo locale. Il cantante intona "Dieci gocce di Valium - per sentirmi meglio - Venti gocce di Valium - per dormire meglio - Trenta gocce di Valium - per dormire sempre", poi afferra l’asta del microfono e la lancia nella mia direzione. Atterra a due metri di distanza. Scende dal palco urlando, getta il microfono sull’asfalto e poi, al termine del brano che fortunatamente era l’ultimo, presenta i componenti del gruppo, tra cui il bassista che definisce con enfasi anche gestuale "l’Uomo della Minchia". Noi applaudiamo d’istinto, impauriti, per evitare che si arrabbi. Ci avviciniamo al palco quando inizia il vero concerto: uno dopo l’altro entrano i Porcupine Tree, gruppo londinese dal carattere vagamente progressive che peraltro sta cercando di abbandonare. Il leader è Steven Wilson, trentaduenne compositore, cantante e chitarrista; una vecchia conoscenza è il tastierista Richard Barbieri, diversi anni fa nei Japan di David Sylvian. Un concerto esaltante per gli appassionati, comunque piacevole per i meno addetti grazie ad una serenità e una ricchezza armonico/melodica rara di questi tempi. Uno sconosciuto si gira e mi chiede "Sei pronto per la prossima settimana?". Alla mia espressione basita chiarisce "Per il concerto dei King Crimson", indicando la mia maglietta che dimenticavo rappresentasse la sacra effigie di "In The Court Of The Crimson King". Nel frattempo, Wilson chiede al pubblico se l’Inghilterra ha vinto. Torno verso l’albergo più che soddisfatto, non prima di aver intascato la scaletta del concerto che era ai piedi di Barbieri, soffiandola da sotto il naso di un altro fan che mi guarda con gli occhi di un cocker spaniel e mi dice con tristezza e rassegnazione "mi hai fregato l’idea". E’ l’una e mezza, e il receptionist - che al nostro arrivo, facendogli notare che saremmo rientrati tardi e che forse sarebbe stata d’uopo una chiave esterna, aveva risposto "se non vi apre nessuno, potete dormire in macchina" - ci apre prontamente la porta. La mattina seguente mi alzo prima degli altri e vado egoisticamente solitario alla ricerca di un bar: percorro almeno due km, ma niente! Chiedo ad una signora, ed ella mi risponde come Nino Manfredi "Mboh? Ge n’ha da esse de llà" indicandomi una direzione vaga. In pieno calo di zuccheri entro in una rosticceria, e finalmente il gestore mi immette in direzione di un fornitissimo bar-pasticceria. Radunato il gruppo, torniamo nel centro di Terni per vedere se qualcosa è cambiato con la venuta del sole, ma riguardo alle architetture siamo sempre più dubbiosi. Raccogliamo le ultime poche forze domenicali per recarci, da bravi turisti, alla Cascata delle Marmore. Tra l’accesso inferiore e quello superiore scegliamo il secondo perché meno frequentato, passando attraverso una distesa di venditori di improbabili gadgets (conigli rosa/azzurri segnatempo, teschi con ragnatele, portachiavi pokemon, amazzoni nude di terracotta). Pranziamo all’agriturismo "La Ciriola", ordinando (ci credereste?) Ciriole tartufate, dopo un ottimo antipasto di melone e prosciutto, bruschetta, zucchine e melanzane trifolate cotte in aceto. Come secondo ci riprendiamo il prosciutto con le verdure trifolate, bevendo un misterioso vino rosso della casa che poteva anche essere Chianti, ma eravamo distratti, accaldati e già con la mente in autostrada. Le 40.000 cad. del conto ci sembrano un pò tante. Partiti per il ritorno, ignoriamo volutamente un segnale stradale di pericolo che ci avverte della presenza di "viziosità plano altimetriche", dopodiché cambiamo itinerario prendendo la superstrada per Arezzo. Passiamo da San Gemini e improvvisamente, nel pieno sole pomeridiano, io ed Angela vediamo una luce folgorante schiantarsi al suolo in una vallata, come un meteorite di piccole dimensioni. Che cos’era? Non lo sappiamo ancora. Ci ascoltiamo una volta e mezzo una cassetta di Adamo, a seguire i Porcupine Tree fino allo sfinimento, e di nuovo a casa. In un impeto di acuto fanatismo scrivo una e-mail a Steven Wilson complimentandomi per il concerto: mi risponderà il giorno dopo ringraziandomi per le parole gentili.