BONVI E MAGNUS DI NUOVO INSIEME GUIDO DE MARIA RICOSTRUISCE L'AVVENTURA DI BONVI

Franco Bonvicini, alias Bonvi, è nato a Parma o Modena (secondo due differenti scuole di pensiero) sotto il segno dell’ariete. Non si è mai laureato sebbene si sia iscritto prima ad economia e commercio, poi ad ingegneria ed infine a biologia. E’ autore di numerose strips conosciute e tradotte in tutto il mondo, da Nick Carter alle Sturmtruppen - i suoi personaggi più famosi - che gli hanno addirittura valso il premio Saint Michel quale miglior disegnatore europeo. Turbolento protagonista delle magiche notti bolognesi, quando la nostra città era quel mito che oggi ancora qualcuno ricorda, ha conservato una vena di satira graffiante nei confronti di tutte le stupidità e le ipocrisie della nostra società.

Dal suo bunker di Via Rizzoli il Bonvi ci racconta la sua storia col vino

Silvestro & Vilcoyote - Novembre 1995.

Pochi giorni dopo avere scritto queste righe il Bonvi se ne andò da questo mondo.
Come ultimo scherzo agli amici fece nevicare così tanto durante il suo funerale che tutta Bologna rimase bloccata: era il giorno di Santa Lucia.

Mi sono avvicinato al vino ai tempi delle famose osterie, verso la fine degli anni Sessanta. Prima era per me soltanto una tradizionale bevanda da pasto. Ho cominciato a gustarlo veramente alle Dame* e dal Moretto*. Entravamo negli anni Settanta e dovetti farmi una cultura enologica che ancora non avevo.

Quando ero ragazzino c’era Mario Soldati che faceva un programma sui vini per televisione, ma era considerata una stranezza che qualcuno andasse a cercare il tal vino, la tal bottiglia o la tale vite. Era considerato anzi un atteggiamento un po’ snob. La fortuna del vino è iniziata con le osterie, che c’erano già, e con la nostra generazione che ha cominciato a scegliere cosa bere. Bevo vino in qualunque momento ci sia da goderlo con gli amici, per me ha preso il posto che prima era del Campari Soda o del Martini. Ho notato che anche in occasioni ufficiali, come la presentazione di un libro o di un evento culturale, viene offerto un bicchiere di vino al posto di altre bevande: questo mi sembra un notevole passo avanti. Un tempo chi beveva vino fuori pasto veniva considerato uno da poco, un avanzo d’osteria, quello che non aveva i soldi per comperarsi qualcosa di più; oggi l’atteggiamento e le abitudini sono profondamente cambiati ed il calice viene proposto oltre che al bar, in qualsiasi break che capiti durante la giornata. Bevo vino sia durante i pasti, mi piace abbinarlo ai cibi in maniera appropriata, che "fuori orario". Ricordo che una volta andai a casa di Francesco* portandogli in dono dei marron glacées e lui per l’occasione aprì una bottiglia di Malvasia che ci sparammo direttamente in vena alle quattro del pomeriggio. Di recente sono stato invitato in Sardegna per la presentazione delle strisce che ho realizzato per l’Esercito Italiano, e qui tra una portata e l’altra mi hanno fatto assaggiare tutti i vini locali: alla fine ero quasi ubriaco, non tanto per la quantità ma per aver mischiato i diversi tipi. Mi piacciono tutti i frizzanti, lo Chardonnay, ma non disdegno un buon Trebbiano frizzante ed il Lambrusco. Io sono di Modena e a scuola con me c’era Bellei, della famiglia dei famosi viticoltori, che fornivano tra l’altro anche molti locali bolognesi. Grazie a lui ebbi modo di assaggiare il famoso Lambrusco della Vigna del Prete di Sorbara, che non è una leggenda ma esiste veramente; probabilmente attorno a quella vigna, che è piccolissima, avranno oggi costruito una teca di cristallo. Quella vigna fu comprata dai Bellei prima della guerra e loro continuano a produrre lo stesso vino per berselo in famiglia in occasioni particolari o per farne regalo agli amici. Nelle mie strisce spesso compaiono fiaschi e personaggi che bevono - Il fiasco è un logo grafico e automaticamente si associa all’idea del vino, anche se di fiaschi in giro se ne vedono ormai piuttosto pochi - in guerra poi hanno sempre bevuto perché quello era per sostenersi, a meno che uno non sia nato esseesse e allora si diverte a fare quel mestiere.

Nel momento stesso che metto un fiasco in mano ad un mio personaggio voglio indicare che quello che sta bevendo non è certamente acqua.

* Dame - Osteria delle Dame. Leggendario locale che era in Vicolo delle Dame all’angolo di via Castiglione all’altezza del casseretto delle mura del Mille. Il primo banconiere fu il Moretto a cui seguì Eugenio Sammarchi, che purtroppo non c’è più, senz’altro uno dei migliori palati dell’ambiente. Qui ci si incontrava ogni sera e molti degli abituali frequentatori sono poi diventati noti personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo. Il locale è chiuso da moltissimi anni.

*Moretto - Osteria del Moretto. A motivo del soprannome affibbiato a Maurizio Rovinetti, figlio d’arte e patron di questo locale , importante punto di riferimento delle notti bolognesi. Il locale esiste tuttora, ma da tempo Rovinetti si dedica ad altre attività.

*Francesco - Francesco Guccini. Uno dei due fondatori, assieme a P. Michele Casali, dell’Osteria delle Dame. Conosciutissimo per le sue molteplici attività.