Bonvi e Magnus di nuovo insieme

In fin dei conti cavalcano ancora !

di Umberto Faedi - Settembre 1997


Bonvi ritratto da Magnus nel ruolo di J.P. ne Lo Sconosciuto

Il Comune di Castel del Rio, borgo al confine tra Emilia e Romagna, ha allestito nella scuola lasciata libera dai ragazzi in vacanza una mostra dedicata a Bonvi e Magnus in collaborazione con la Provincia di Bologna. Nelle dodici stanze e nei corridoi si contano 1.200 pezzi tra strisce, pagine, bozze, manifesti, giornali e giornalini, gadgets e oggetti che sono strettamente e intimamente connessi con questi due eccentrici artisti. Castel del Rio era diventato il buen retiro per Roberto Raviola e Franco Bonvicini, che qui cercavano ispirazione, riposo e concentrazione. Magnus, che era nato a Bologna il 31 maggio del 1939, aveva anche disegnato un fumetto ispirato ai personaggi del luogo per i ragazzi della scuola. Persona schiva, dava del lei anche agli amici più cari, con la sua aria da gentiluomo ottocentesco e le sue cartelle con gli strumenti del mestiere. Quando li tirava fuori per lavorare sembrava il Mago Houdini. Disegnatore dal tratto elegante ed intenso e dall’erotismo velato e raffinato, aveva cominciato nei mitici Anni Sessanta con fumetti "neri", poi diventati storici, come Kriminal e Satanik. Sempre in coppia con Max Bunker (Luciano Secchi) aveva dato vita ad Alan Ford, altro cult per gli appassionati. Erano nate poi La Compagnia della Forca con Giovanni Romanini, I Briganti, Lo Sconosciuto, Milady e Necron. La sua ultima fatica è stato il Tex per l’editore Bonelli, che ha messo a disposizione 78 tavole che integrano i 220 disegni dedicati da Magnus ad "Aquila della Notte".
Per Magnus questa di Castel del Rio è la più grande raccolta che sia mai stata proposta al pubblico e ai collezionisti. Franco Bonvicini, alias Bonvi, era nato a Parma il 31 marzo del 1941. Trasferitosi successivamente a Modena, irrequieto e originale, frequentò il milieu che comprendeva personaggi come Franco Fontana, Pierre Farri, Francesco Guccini, Victor Sogliani e gli altri dell’Equipe 84, Augusto Daolio e il resto dei Nomadi. Venne poi presentato a Guido De Maria con cui realizzò nel 1970 la trasmissione televisiva "Supergulp fumetti in tivù" con Mauro Mattioli, che lo fece conoscere al grande pubblico. Nick Carter, Cattivik, le Sturmtruppen sono i cavalli di battaglia del Bonvi. Le sue strisce sono apparse anche su Playboy e le Sturmtruppen sono state tradotte in decine di lingue.
Realizzò "Le storie dallo spazio profondo", le "Cronache del dopobomba" e lavorò assiduamente anche con l’editore Panini di Modena, il Resto del Carlino e la Nazione. Bolognese d’adozione partecipò attivamente, anche se alla sua maniera, alla vita della città. Animatore di serate indimenticabili all’Osteria delle Dame, da Vito e al vecchio Bar del Corso, si cimentò in consiglio comunale (indipendente di sinistra) cozzando quasi sempre contro l’ottusità di regolamenti e persone. Per questi suoi "numeri" venne paragonato ad un moderno Don Chisciotte, ma Bonvi era semplicemente il Bonvi. Da buon modenese, anche se acquisito, stimava ed apprezzava il Lambrusco, la socialità del vino e le albe tirate con gli amici. Collezionava divise militari e costruiva modellini di aerei e carri armati; durante il servizio militare, sottotenente carrista, guidò il suo plotone di M 47 ad un’improbabile riconquista dei territori sottratti dalla allora Iugoslavia all’Italia con i trattati di pace: il risultato fu un quasi incidente diplomatico.
Una delle sue ultime realizzazioni è stato proprio un diario per i ragazzi realizzato con la collaborazione dello Stato Maggiore dell’esercito.
La mostra, che si è chiusa il 31 agosto è stata visitata da alcune migliaia di persone e rappresenta il giusto tributo a due artisti scomodi, strani, intransigenti, ma unici.

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