Giorgio Faletti, astemio di Asti

a cura di Elisabetta Pasquali

Fino a una certa età ho creduto che quelli di Asti si chiamassero astemi e così quando mi chiedevano di dov’ero io rispondevo tranquillamente: "Astemio". Poi, quando da Asti sono venuto a Milano, ho capito che quelli di Asti sono gli astigiani, ma che io ero comunque astemio. Ebbene sì, nonostante le mie origini piemontesi, non bevo vino, mi disseto con acqua, naturalmente in quantità industriale e se proprio devo concedermi un alcolico, non vado mai oltre la birra.

Il vino comunque mi piace, non da bere ma da conoscere, da apprezzare come fatto culturale, da vivere in tutte le sue sfumature. Quando penso al vino mi vengono in mente le cosiddette "merende cenatorie", si chiamano così dalle nostre parti degli abbondanti spuntini preserali, a base di pane, salame e fiaschi di vino in abbondanza, che finiscono per sostituire la cena vera e propria. Il vino assume in questi casi anche una valenza conviviale. Al piacere del bere si associa quello dello stare insieme, del divertirsi in compagnia. Il vino è un fatto di aggregazione, in tutti gli ambienti, dalle osterie ai ristoranti più raffinati, ai salotti privati.

Niente a che vedere quindi con l’alcol come tramite verso l’autodistruzione. Oggi si tende a demonizzare ogni cosa e anche il vino, anzi gli alcolici in generale, sono i principali capi d’imputazione. Ma io non sono convinto fino in fondo. Le stragi del sabato sera ci sono sempre state. Solo che quando ero ragazzo io, il traffico notturno era molto più limitato e se un’automobile si schiantava a Catanzaro difficilmente ad Asti si veniva a sapere. Oggi la fuga di notizie è assolutamente amplificata, quasi in tempo reale vieni a conoscenza di fatti che acccadono a migliaia di chilometri da te. E poi perchè non si parla mai delle cilindrate delle automobili, veri e propri bolidi capaci di raggiungere velocità che ai nostri tempi a momenti non si vedevano neanche nei films? Infine ci sono gli stupefacenti. In discoteca le consumazioni costano moltissimo, non credo che i ragazzi abbiano tanta disponibilità economica, e forse preferiscono investire il loro "budget" in pasticche: costano circa uguale e lo sballo è veloce e assicurato.

Giorgio Faletti