Una vita inventata

Guido De Maria ricostruisce assieme a Giancarlo Governi l’avventura del Bonvi

di Andrea Dal Cero

Se andate a trovare Guido De Maria state attenti al ponte sull’autostrada. Se curvate a sinistra un po’ prima o un po’ dopo vi perderete sicuramente in un sequela di borgatelle tutte uguali ognuna con una chiesa, una canonica, tre o quattro case e un orto in cui però non sapranno darvi indicazioni precise perchè in quella zona del modenese anche tutti i santi delle chiese si assomigliano e la confusione che ne deriva è grande. Erano tanti anni che non venivo da Guido, l’ultima volta c’era un bel nebbione padano; oggi c’è un sole intermittente che scalda la campagna bagnata di pioggia. Lo trovo alle prese con problemi idraulici, mentre col cappellaccio in testa tenta di dirigere lavori di scavo attorno alla sua bella casa-studio. Mi sembra che i cani siano sempre gli stessi dell’ultima volta: uno è grande come un vitello e l’altro è tascabile, con l’espressione di chi vuole collaborare e rendersi utile.

Sono venuto a parlare del Bonvi.

Sono venuto soprattutto ad ascoltare del Bonvi. L’occasione me l’ha fornita la presentazione del film documentario "Una vita inventata. Ritratto di Bonvi" che si è tenuta il 7 aprile al Lumière.

Prodotto da Format per Rai3 il film ha riunito la storica coppia di Supergulp: Giancarlo Governi e Guido De Maria di nuovo insieme nella ricostruzione della vita e delle opere dell’amico Bonvicini geometro Franco.

Era un gruppo, quello di Supergulp e dintorni, di cui facevano parte anche Guccini, Mattioli ed altri. Era una specie di banda di matti organizzati, una squadra improbabile di amici che riuscivano avventurosamente ma bene a fondere le rispettive professionalità divertendosi non poco e confezionando un prodotto di grande qualità. Anni diversi. Anni andati? Guido ne parla forse con nostalgia, ma sicuramente più con divertimento che con commozione. Mentre prepara le tigelle e affetta il prosciutto, il frizzantino che lui stesso imbottiglia cerca di sfuggire spumando. Il cane piccolo e servizievole si dà un gran da fare intorno. Mangiamo in veranda e le chiacchiere riguardano più il presente che il passato: gli aneddoti si sprecano. Guido ha un modo di raccontare che parte da lontano; le sue gags sono lunghe, le sue storie le racconta alla Walter Chiari: ti diverti durante e non solo alla battuta finale. Telefona Governi da Roma per sparare via cavo una barzelletta talmente cretina che mi rifiuto di raccontarla. E si continua: questa volta anche al passato, alle avventure del Bonvi. Non quelle famose, quelle che conoscono in tanti, ma quelle della quotidianità, della "normalità" di quella vita in cui ben pochi erano gli aspetti normali.

- "Una vita inventata" è la cosa più giusta che si potesse dire del Bonvi - afferma sicuro De Maria - lui era una persona che quando voleva esagerare e dare un tono di solennità alle proprie affermazioni parlava di sé in terza persona. "Vedrai cosa ti combina il Bonvi" mi diceva serio quando la situazione gli imponeva di reagire -

All’angolo opposto a quello dove siamo seduti c’è "la stanza del Bonvi". Qui veniva a rifugiarsi quando le cose non gli giravano per il verso giusto.

- Stanotte dormo qui - diceva a Guido che gli preparava il letto, gli allungava una bottiglia, e tagliava venti centimetri di salsiccia che lui avrebbe come al solito succhiato soltanto da una parte per abbandonarla poi sul comodino per la gioia dei cani di casa.

Tante storie: la capacità creativa, la voglia di esagerare, l’amicizia, le vicende politiche, l’amore, i luoghi.

Bonvi spirito libero, regista della sua stessa vita, partigiano sempre in montagna contro burocrazia, conformismo e omologazione.

Quando uscirà in tivvù guardatelo questo ritratto del Bonvi perché è una vera documentazione di tutte le sue opere. E’divertente, ma finisce male: lui muore.

- Se verso le tre di mattina, in mezzo ai soliti amici, avesse potuto raccontarcela lui la sua morte - dice De Maria con aria rapita mentre me ne vado - penso che ne sarebbe saltato fuori uno degli episodi più epici di tutta la storia d’Italia. L’avrebbe conclusa con "non scherzo mica, dico sul serio" come quando raccontava le balle più inverosimili! -

Back to Bonvi